Cgil: «Bus Arst a secco, si rischia lo stop»
A lanciare l’allarme il segretario della Filt Arnaldo Boeddu. L’azienda ha 10 milioni di euro di debiti con il fornitore
SASSARI. Da martedì gli autobus dell’Arst potrebbero fermarsi per mancanza di carburante. L’ultimo carico è arrivato giovedì scorso e già questo fine settimana la sede centrale di viale Monastir, a Cagliari, è rimasta a secco e per far viaggiare i pullman, l’azienda ha dovuto far ricorso alle scorte del deposito ferroviario (ex Fds) di Monserrato. Situazione ancora più difficile nel Sulcis Iglesiente, dove gli autobus potrebbero fermarsi fin da domani.
La denuncia è del segretario regionale della Filt-Cgil Arnaldo Boeddu che ha preannunciato il coinvolgimento delle altre organizzazioni sindacali per chiedere un incontro urgente all’assessore regionale ai Trasporti Massimo Deiana. Sì, perché il problema del rifornimento dei carburanti, non è dovuto alla gestione dell’azienda, ma al mancato trasferimento delle risorse dalla Regione all’Arst. E non si tratta di somme di poco conto visto che l’azienda vanta crediti per una novantina di milioni. «Su un bilancio annuale stimato di circa 110 milioni di euro – sottolinea Boeddu –, chiunque comprende benissimo che non si possono avere crediti che ammontano a quasi 90 milioni. Chiaro che la situazione non è più sostenibile».
Niente gasolio, quindi, fino a quando la società che finora ha fornito il carburante all’Arst non vedrà soddisfatta almeno una parte dei propri crediti che ammontano a circa dieci milioni di euro. «Peraltro, anche qualora si dovesse trovare una soluzione al problema, questo si ripresenterebbe solo dopo un paio di giorni – aggiunge il segretario della Filt-Cgil –. Infatti, considerato l'ingente credito vantato dalla ditta che fornisce i carburanti, anche qualora l'Arst dovesse reperire le risorse per pagare almeno la quantità di gasolio eventualmente scaricato nella giornata di domani, questo finirebbe dopo un paio di giorni».
Ma quella del blocco dei rifornimenti di combustibile è solo una delle tegole che potrebbero cadere sull’Arst. Anche le banche sembrano intenzionate (e qualcuna lo ha già preannunciato) al blocco del credito nei confronti dell’azienda a totale capitale pubblico poiché con questi numeri nessun istituto di credito si assume la responsabilità di concedere fiducia a una società con questi problemi. «Peraltro tutto questo non avviene in maniera gratuita ma – evidenzia Arnaldo Boeddu – con un aggravio di costi per l'azienda e di conseguenza per la collettività che ogni anno ammontano a oltre un milione e 400 mila euro di interessi passivi pagati alle banche».
Una situazione che peraltro riguarda l’intero comparto del trasporto pubblico locale, privati compresi che visti i ritardi con i quali vengono pagati, a loro volta fanno slittare il pagamento degli stipendi.
Resta l’emergenza di quest’inizio di settimana, anche se l’Arst ha organizzato il servizio in modo da non penalizzare il collegamenti con porti, aeroporti e scuole. Servizi minimi garanti, quindi, ma come ricorda Arnaldo Boeddu, il servizio trasporti «così come quello della sanità e dell'istruzione, deve avere la certezza nella continuità del flusso delle risorse».
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