Il cancello d’acciaio scatena la rivolta
Sui social network l’azienda viene contestata per la scelta di blindare l’ingresso della sede
OLBIA. Brutto clima. Dentro la palazzina di Meridiana, e più ancora fuori. Quel cancello in acciaio, sistemato nella notte in cui l’azienda ha avviato la procedura per i licenziamenti, agita ancora di più gli animi. Sui social network, terreno ormai prediletto per dare sfogo alla propria rabbia, si riversano fiumi di parole. Commenti duri. A volte ironici. Tutti i dipendenti, però, si sentono feriti. Feriti per essere considerati dei potenziali pericoli alla sicurezza.
“Dobbiamo avere paura noi di loro, non loro di noi” è la frase che riassume il pensiero generale. Quel “loro” è riferito ai dirigenti, i “tagliatori di teste”. Quel “noi” a tutti i lavoratori di Meridiana, quelli che il posto di lavoro, da giugno, rischiano di perderlo.
Anche i sindacati sono furibondi. Perché sentono un’offesa, nella blindatura della palazzina. «Perché noi abbiamo protestato e continueremo a farlo con più forza, ma sempre civilmente» dicono. Sempre nella notte del cda che ha ufficializzato i tagli al personale - 1478 su 1742 in Meridiana (compagnia aerea) e 156 su 362 all’hangar - molti sindacalisti hanno ricevuto le telefonate di polizia e carabinieri. Gli investigatori volevano capire che aria tirasse, e se ci fosse la possibilità di manifestazioni senza autorizzazione. Nulla di tutto questo è accaduto. Ma l’attenzione resta alta. Anche perché Olbia non si è mai trovata a gestire una “mattanza sociale” di queste dimensioni.
I lavoratori, è vero, sui social, specie su Facebook, fanno commenti anche duri. Con nomi e cognomi. Loro e dei loro bersagli. Ma è uno sfogo, appunto. Un modo per esorcizzare la paura di perdere il lavoro e il terrore, finiti i tre ani di mobilità che scatteranno nel giugno del 2015, di non trovarne un altro e di non poter onorare gli impegni.
Comprensibile, questo stato d’animo. I dipendenti del call center, settore cancellato, sono quasi tutte donne. Difficile, per loro, lasciare Olbia, trovare a Olbia un’altra occupazione. Così, solo per citare un caso. Molti altri, nella palazzina, dunque tra gli amministrativi, hanno di questi problemi: ricollocarsi non è semplice, in una città che - finita la crescita potentissima dei decenni passati - sta conoscendo la crisi in tutte le sue forme.
«Non basta quello che dobbiamo subire, non vogliamo essere criminalizzati» dicono. E quel cancello, da cui ieri è sparito il filo spinato e che ricorda un fortino sotto assedio, ha creato ancora più tensione. «Sembra di essere a Tel Aviv» ha detto avant’ieri un’impiegata, facendo riferimento ai muri di protezione della città israeliana. Un coro di indignazione che starebbe portando Meridiana a tornare indietro: forse, quel cancello,sarà fatto sparire. (g.pi.)
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