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Le parti civili: «È stata fatta giustizia»

Le parti civili: «È stata fatta giustizia»

Oltre ai parenti di Silvia Caramazza riconosciute provvisionali all’Unione donne italiane e al Comune

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BOLOGNA. «La sentenza ha confermato che si è trattato di un omicidio maturato in ambiente persecutorio. Il giudice ha escluso l'aggravante della crudeltà ritenendo evidentemente che alcune lesioni fossero post vitali. Ma ha riconosciuto l'occultamento di cadavere».

Così gli avvocati Fabio Pancaldi e Federico Canova che tutelano alcuni parenti di Silvia Caramazza (nella foto), nel processo a carico di Giulio Caria condannato per il suo omicidio. Il Gup ha riconosciuto per ciascun parente una provvisionale di 20 mila euro. Ma la questione economica, hanno più volte ribadito i legali, non era sul campo giacchè l'interesse dei familiari - vista anche la quasi impossibilità di ottenere dal condannato un risarcimento - era solo quello di stare nel processo. Sotto il profilo umano cugini e parenti potranno iniziare solo adesso ad elaborare il lutto, ha concluso l'avvocato Pancaldi. Una provvisionale è stata riconosciuta anche all'Unione Donne Italiane (Udi) e al Comune di Bologna, ente che per la prima volta aveva deciso di costituirsi parte civile in un procedimento per un femminicidio. «Noi siamo soddisfatti per la pena - ha spiegato l'avvocato Rossella Mariuz, per l'Udi - e non tanto per il danno economico. La nostra era solo una richiesta formale per stare nel processo. Su questo punto tutte le parti civili sono sempre state concordi. Non si mirava al risarcimento, che comunque molto probabilmente non ci sarà, ma volevamo esserci. A Bologna c'è tanto associazionismo femminile, e ci sono tante istituzioni che su questi temi combattono e lavorano assieme. E volevamo essere assieme anche in questo processo. Le cifre sono basse, ma sono solo provvisionali, e poi l'importante è che ogni parte civile abbia detto quello che doveva dire e abbia dato il suo apporto al processo che è stato condotto con molto equilibrio dal Gup». Tra le parti civili c’era anche il Comune di Bologna. «La lotta contro la violenza alle donne è la lotta di tutta la nostra città -commenta il sindaco di Bologna Virginio Merola - per questo ci siamo costituiti parte civile. Oggi siamo soddisfatti per la sentenza», ha aggiunto, riferendosi al fatto che il Comune per la prima volta si è costituito parte in un procedimento su un femminicidio. All'ente è stata riconosciuta dal gup una provvisionale.

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