La Nuova Sardegna

Bcs, l’isola perde soldi e potere

di Alfredo Franchini
Bcs, l’isola perde soldi e potere

La Regione non incasserà più 15 milioni di tasse e negli anni ha rinunciato a 22 milioni di dividendi

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CAGLIARI. L’incorporazione della Banca di Credito sardo nella capogruppo Intesa Sanpaolo non avrà un impatto indolore sul sistema economico dell’isola. Lo afferma Ignazio Ganga, segretario regionale della Cisl. Questo pur ammettendo che - come ha sostenuto dal primo momento il vertice della banca - non ci saranno ripercussioni sul numero dei dipendenti (1.044 nell’isola).

Soldi persi. Ignazio Ganga ha realizzato un dossier credito assieme a Enrico Coni, segretario regionale della Fiba, in cui vengono calcolati i mancati introiti fiscali per la Sardegna. La Banca di credito sardo, come entità giuridica autonoma, ha infatti garantito alla Regione introiti per 15 milioni di euro. (Si tratta dei sette decimi delle tasse sulle persone giuridiche, pari a 8 milioni; i nove decimi dell’imposta di bollo e di registro (bolli virtuali), per altri 6 milioni e, infine, un altro milione per bollo e registro.

Statuto. La storia delle banche sarde, ovviamente, va letta facendo un passo indietro quando la Regione aveva competenza sul credito ed era il maggiore azionista sia del Banco di Sardegna, sia del Cis la cui quota fu venduta a Intesa.

Dividendi.Anche su questo la Cisl ha quantificato le perdite della Regione. La partecipazione della Regione al Cis è stata ceduta nel 2006 e da allora non sono stati incassati i dividendi che sarebbero stati pari a 22.664.000 euro. «Anche solo leggendo questi numeri si evince che da subito per la Sardegna il danno non è trascurabile».

Storia. Rilanciare la questione credito in Sardegna può sembrare una impresa retrò. Non è infatti semplice capire come la Regione possa intervenire sulle banche dopo che ha rinunciato a qualsiasi competenza e partecipazione. La realtà è che la Sardegna, come del resto tutto il Mezzogiorno, si è andata privando nel tempo degli strumenti reali in grado di incidere sull’economia reale, con le grandi banche meridionali che sono state inglobate nelle corporation finanziarie lombardo-torinesi. La Cisl chiede alla Regione di svolgere «un ruolo forte a sostegno delle ragioni dei sardi».

Ricadute.«Tutto quello che sta succedendo si inserisce in un contesto nel quale le imprese e le famiglie sarde hanno sempre maggiori difficoltà di accesso al credito anche per la politica delle banche che hanno parametri standardizzati», si legge nel dossier della Cisl.

Dipendenti. «L’azienda non ha dichiarato esuberi», affermano Ganga e Coni, «ma è pur vero che, collocando i lavoratori della direzione generale sulla rete, il rischio che si creino esuberi esiste. Sul piano operativo la chiusura della Direzione generale comporterà la perdita di lavori specialistici e la riconversione dei lavoratori coinvolti nel processo in attività commerciali».

Banco di Sardegna.La presenza di una banca così forte sul territorio come la Banca di credito sardo - si legge nel dossier della Cisl - è stata di stimolo per la concorrenza e quindi per il Banco di Sardegna: «Il venire meno di una banca regionale», affermano Ignazio Ganga e Enrico Coni, «avrà ora l’effetto opposto perché è chiaro che le banche nazionali hanno criteri di erogazione del credito molto meno vicini al territorio rispetto a una banca regionale».

Sistema. In tutte le regioni italiane, accanto ai grandi gruppi operano, banche locali ed è ben sviluppato il sistema cooperativistico. In Sardegna solo due eccezioni: la Banca di Arborea e la Banca di Cagliari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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