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Si pensa a un piano B: gestire i licenziamenti

Si pensa a un piano B: gestire i licenziamenti

OLBIA. Il piano B. I sindacati, anche se non lo ammettono, né possono farlo in questa fase, ci stanno lavorando. Con senso di responsabilità. Il piano B - davanti alla determinazione di Meridiana e...

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OLBIA. Il piano B. I sindacati, anche se non lo ammettono, né possono farlo in questa fase, ci stanno lavorando. Con senso di responsabilità. Il piano B - davanti alla determinazione di Meridiana e allo scarso aiuto (così lamentano) del Governo e della Regione - è quello di gestire gli esuberi. I licenziamenti. Gli ammortizzatori sociali.

È una prospettiva terribile, per chi difende i lavoratori, le loro vite, le loro famiglie, i loro sogni, i loro impegni. Ma, riunione dopo riunione, tutte le richieste avanzate per un’alternativa ai licenziamenti, ovvero altri due anni di cassa integrazione, vengono respinte. Come se davanti a loro ci fosse un muro di gomma. Impermeabile. Dietro cui si muove non più solo l’“ad brutto e cattivo” (Scaramella, in questo caso), ma la proprietà. L’Aga Khan.

La decisione di ridimensionare Meridiana fly - i licenziamenti la svuoterebbero dell’84% della sua forza lavoro - appare sempre di più non come un tentativo di correggere gli errori del passato, ma come l’unica soluzione che Karim immagina. Troppi i soldi spesi in quest’avventura, 350 milioni solo negli ultimi quattro anni per tappare i buchi. Troppa la disillusione sulla Sardegna, sull’Italia.

Una scelta dolorosa, la sua, raccontano quelli (pochi) che lo sentono sul dossier della compagnia aerea. E su cui ha riflettuto a lungo, facendosi portare le carte con sempre più frequenza dai suoi amministratori. Per capire se ci fossero margini per altre soluzioni. Meno dure per le vite dei dipendenti. Dei fornitori. Delle aziende che vivono di Meridiana. A loro aveva pensato anche quando l’ex ad, Gentile, voleva proporre il concordato preventivo per Meridiana fly. Disse di no, assolutamente di no, e infatti lo mandò via. Ma non avrebbe trovato altri rimedi. Solo i licenziamenti, l’unica condizione per salvare la compagnia, come ha detto il presidente Rigotti, la “voce” dell’Aga Khan.

E allora il piano B, per i sindacati, è ormai un’ipotesi incombente. Da scacciare con le mobilitazioni, ancora più toste, più che con i documenti contro Air Italy che sembrano aver poco appeal anche nei palazzi della politica. Perché anche Roma e Cagliari hanno la paura, almeno così la vivono i sindacati, che Meridiana possa davvero chiudere. E, come per Alitalia, l’offerta non può che essere quella degli ammortizzatori sociali.

Dai tre ai cinque anni di copertura per i dipendenti licenziati, dipende dall’età anagrafica. Un anno di ammortizzatori sociali per gli under 40; due anni per chi ha tra i 40 e i 50 anni; tre anni per gli over 50. A cui, in tutti i casi, vanno aggiunti altri due anni. I criteri su chi uscirà dall’azienda, li fissa la legge: anzianità di servizio, carichi familiari, esigenze aziendali. Un mix di difficile gestione, soprattutto se l’azienda, nella trattativa con i sindacati, dovesse dare più peso al criterio delle sue esigenze.

Infine, ma decisiva, la partita economica. Servono soldi, molti soldi. Per 1073 dipendenti in cassa integrazione, Inps e fondo del trasporto aereo hanno tirato fuori 42 milioni di euro. Solo nel 2013. Secondo i calcoli dell’azienda, per i 1634 esuberi serviranno quasi 100 milioni all’anno per i prossimi tre-cinque anni. Soldi che il Governo avrebbe. Il prossimo vertice farà chiarezza. (g.pi.)

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