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Mos: discriminazioni inaccettabili

Insorgono i dirigenti del Movimento omosessuale protagonisti di tante lotte


08 ottobre 2014 di Pier Giorgio Pinna


SASSARI. È rivolta su tutta la linea. Il Movimento omosessuale sardo si schiera contro Alfano. «Nei Comuni dell’isola non ci risultano finora richieste di registrazioni di matrimoni gay all’estero, ma è allarmante che un ministro della Repubblica faccia cose del genere», dicono i dirigenti del Mos. E spiegano che un passo come questo non è giustificabile neppure alla luce delle direttive europee, «che vanno univocamente verso una direzione opposta».

Rabbia. L’indignazione dei rappresentanti del Movimento è legata alle discriminazioni subìte fin qui. Chiarisce da Sassari Barbara Tetti, nell’isola presidente del Mos: «Ovunque in Europa non ci sono difficoltà a regolarizzare l’unione tra due compagne o due compagni, solo in Italia uno come Alfano può proseguire indisturbato su questo versante di negazione dei diritti». E Matteo Renzi? Non aveva forse detto in campagna elettorale che avrebbe affrontato, e risolto, la questione? «Certo, è vero: si era impegnato, ma adesso nicchia. Solo con Prodi siamo andati vicini a un riconoscimento».

Esigenze diffuse. In Sardegna i gay dichiarati sono tanti, comunque un numero imprecisabile. «”Visibili” alcune decine di migliaia – informa Tetti – Ma chiaramente sono molti di più, visto che secondo gli studi più approfonditi tra il 5 e il 10% della popolazione è costituita da omosessuali». Ovvio, quindi, che sarebbero parecchi anche nell’isola i gay che vorrebbero sposarsi oppure registrare le nozze contratte all’estero.

Princìpi violati. Così, nonostante il passaggio della trascrizione dei matrimoni omosessuali fuori dall’Italia sia garantibile in astratto solamente a cura degli uffici di stato civile municipali, risulta importante il precedente dell’istituzione del registro delle unioni gay di fatto in 13 Comuni sardi: Sassari, Porto Torres, Ittiri, Tissi, Banari, Atzara, Bottidda, Jerzu, Guspini, Oristano, Cagliari, Mogoro, Olbia. «Ma in questi casi il valore dell’atto assume un significato esclusivamente simbolico – commenta Barbara Tetti – In realtà, nessuno dei diritti riconosciuti ad altre coppie sposate è garantito. Persino per ottenere certi effetti in materia di successione ereditaria bisogna andare dal notaio».

Proteste e polemiche. Insomma, tra gli omosessuali sardi l’ultima decisione ufficializzata dal ministro dell’Interno ha suscitato reazioni amare. Anche perché a tanti gay sembra che un delicatissimo tema di carattere civile e sociale venga così ridotto a “problema di ordine pubblico”. E perché pare che la partecipazione dell’Italia al contesto europeo costituisca un obbligo solo quando si discute di regole finanziarie o monetarie. Mentre nel caso di altre norme, come appunto quelle sulle nozze gay, il governo di Roma possa permettersi discrezionalità.

Opinioni e commenti. Su questo punto il vicepresidente del Mos, Massimo Mele, conferma l’assenza di notizie su richieste di trascrizione nei Comuni dell’isola da parte di omosessuali sardi già sposati all’estero. Ma spiega: «La questione resta aperta. E per capirlo basta pensare che in Sardegna coppie gay sono state unite in matrimonio da sacerdoti della Chiesa ecumenica non in un tempio ma in un luogo benedetto prima della cerimonia. Io stesso ho assistito a una di queste celebrazioni, che avranno valore non legale ma religioso, sebbene non siano riconosciute dai vertici ecclesiastici. Questa è la dimostrazione più evidente che l’esigenza esiste, è reale, anche da noi, nell’isola».

Gli aspetti giuridici. Come valuta allora Massimo Mele la posizione del ministro? «Alfano cerca di dare un contentino alle “Sentinelle” contro i diritti dei gay – replica l’esponente del Mos – Evidentemente non è stato sufficiente che le loro manifestazioni fallissero dappertutto, in particolare a Sassari, a Nuoro e nelle altre città sarde».

Impegni disattesi. «Renzi aveva promesso disposizioni da varare nei primi cento giorni, invece i mesi sono passati e adesso dobbiamo assistere a storie come questa – afferma – Così, anche nell’isola, si torna indietro di vent’anni. Noi vogliamo diritti uguali per tutti». «È gravissimo che siano solamente i sindaci e i giudici a riconoscere princìpi inviolabili, mentre la classe politica non riesce a fare leggi generalizzate di tutela», conclude il dirigente del Movimento omosessuale sardo.

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