La Nuova Sardegna

teatro

Raccontando con rabbia Ecco la nuova scena sicula

di Daniela Paba
Raccontando con rabbia Ecco la nuova scena sicula

CAGLIARI. L'urgenza del dire unita alla tradizione del racconto (il cunto de li cunti), l'affinità con la tragedia classica e una dimestichezza a ragionare di verità e apparenza con Pirandello. La...

2 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. L'urgenza del dire unita alla tradizione del racconto (il cunto de li cunti), l'affinità con la tragedia classica e una dimestichezza a ragionare di verità e apparenza con Pirandello. La nuova scena siciliana, approdata a Øscena Festival, è apparsa universo di realtà diverse, pervasa dalla necessità di intervenire sul presente con uno sguardo che abbraccia l'Europa. “Chi ha paura delle badanti?” di Sutta Scupa, racconta di una coppia di immigrati rumeni che, travestiti da donne, assiste una giovane paraplegica. L'inizio folgorante punta il dito sui pregiudizi e luoghi comuni di cui grondano le cronache dei giornali quando si tratta di immigrati rumeni. La pièce si concentra sulle dinamiche interne al trio: un'alternanza incrociata di desideri e rivalse, bisogno di affetto e d'integrazione, desiderio di fuga e appartenenza. Da Siracusa Esiba Teatro si concentra sul tema, reso fin troppo attuale dalla cronaca, del disagio infantile legato all'obesità nello spettacolo “248 Kg”. Tre attori per tre personaggi appena abbozzati di una fiaba crudele, il nonno, Benno il ciccione e la bambina. La forza recitativa di Eugenio Vaccaro restituisce allo spettatore l'umiliazione e il bisogno d'amore di un corpo oggetto di crudeltà e perciò condannato ad essere infelice. E se i confini della storia sono laschi per scelta, la reticenza dei personaggi lascia eccessivo spazio all'osceno presente nella società e sulla scena. Giuseppe Provinzano dei Babel Crew di Palermo è l'autore protagonista di “GIOtto”, studio per una tragedia, tredici anni dopo il dramma di Genova, lo spettacolo forse più emozionante del Festival. Se infatti non c'è più spazio per la catarsi, la ricostruzione dei fatti come un j'accuse corale verghiano, dà voce al black block, al carabiniere, a Carlo Giuliani e al suo assassino. “GIOtto” non ricompone nulla, ma denuncia l'auto-rappresentazione del potere, il cinismo dei reparti militari, la spontaneità dei movimenti travolta dalla spedizione fascista alla Diaz e a Bolzaneto e si chiude col distendersi dell'attore accanto all'estintore rosso mentre dice “Io so chi...” di Pierpaolo Pasolini. La scena di Catania era presente con Turi Zinna ed “Esercizi di prosa ballabile”, un Live & drama set, spettacolo ibrido di narrazione ed elettronica. Presupposto drammaturgico: la verità non appare perché supera ogni immaginazione.

Eppure, come Pirandello, Turi Zinna prova a dirla, in rap o alla Carmelo Bene, intrecciando una trama fatta di storie, duelli rusticani, boss, poliziotti travestiti da malviventi sparano al soldo della Mafia. Tessuto di ricordi, il passato delle umilianti punizioni fasciste riverbera nel presente, lasciando ferite nella città metropolitana. E anche qui l'unica debolezza è stabilire un argine all'urgenza del dire. Al festival invece è mancato il pubblico.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative