La Nuova Sardegna

L’autore e i suoi personaggi Un perfido gioco virtuale

di Alessandro Marongiu
L’autore e i suoi personaggi Un perfido gioco virtuale

Castelvecchi ripubblica “Io sono Jonathan Scrivener”, di Claude Houghton Un’opera dai tratti spesso metafisici, capace di affascinare e avvincere

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Londinese, sulla quarantina, James Wrexam, ha una quotidianità che definire anonima potrebbe suonare come un blando eufemismo: concluse le sue ore d’ufficio, rientra a casa e si immerge nei libri. Non ha parenti, non ha mai avuto amici, non ha una vita sociale: tutte cose di cui, a ben vedere, sente di non dolersi, avendole per la maggior parte scelte. Eppure quando legge una strana e vaga inserzione («La personalità del candidato ha più importanza delle referenze tecniche relative all’impiego»), è come mosso da una volontà estranea al punto di offrirsi per l’occupazione che vi viene proposta: una settimana dopo, un avvocato gli comunica che il suo cliente, Jonathan Scrivener, l’ha scelto per sbrigare la sua corrispondenza e catalogarne la biblioteca durante la sua assenza.

Wrexam si trasferisce così nel lussuoso appartamento del datore di lavoro e comincia l’indicizzazione dei volumi in quasi totale solitudine, fino a quando, uno dopo l’altro, si presentano alla porta alcuni conoscenti del padrone di casa, tutti desiderosi di parlare con lui. Sono la giovane e bella Pauline, il playboy Rivers, lo scapestrato Middelton e la ricca e seducente vedova, nonché presunta uxoricida, Francesca. Suoi conoscenti, sì, ma che di lui in realtà sanno poco o niente, se non che i loro giorni, dall’incontro con quest’uomo sfuggente, hanno preso una piega imprevista. Il segretario li accoglie, li ascolta, stabilisce con loro vari tipi di legami, e a loro volta i quattro finiscono per intrecciare delle relazioni mentre lui, Scrivener, che pare gestire le mosse di cinque pedine lasciandole all’oscuro dei suoi disegni, è chissà dove. Ma soprattutto, si chiedono i protagonisti e con loro il lettore, chi è davvero Jonathan Scrivener?

Il bel romanzo di Claude Houghton “Io sono Jonathan Scrivener” (Castelvecchi, 288 pagine, 18,50 euro), pubblicato nel 1930, si presenta come un attento ritratto psicologico ed emotivo dei tipi umani – caratteristica, questa, di tutta l’opera dello scrittore inglese, come sottolinea Henry Miller nella prefazione –, specie in relazione al modo in cui ogni individuo cambia o si comporta a seconda di chi ha davanti. Ma è anche, e più ancora, una riflessione sul rapporto tra autore e personaggi, tra il creatore di mondi e le creature a cui decide di infondere la vita. Wrexam, Pauline e gli altri hanno ognuno una propria esistenza, ma iniziano a esistere davvero solo quando Scrivener entra nelle loro vite: che è come dire solo quando Houghton li genera.

Il finale aperto accresce il valore di un’opera, dai tratti spesso metafisici, capace di affascinare e avvincere.

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