La Nuova Sardegna

Soru: segretario equilibrista tra le troppe anime del Pd

Umberto Aime
Renato Soru, Thomas Castangia e Ignazio Angioni
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Renato Soru, Thomas Castangia e Ignazio Angioni

L’europarlamentare ha vinto la sfida che ha portato solo 40mila elettori alle urne. Ora deve governare un partito che ancora si muove tra i pesi delle correnti

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CAGLIARI. Il primo giorno da segretario regionale del Pd Renato Soru l’ha consumato nel rispondere soprattutto alle telefonate d’auguri. Da quella partita da via Nazareno, sede nazionale del partito a quella molto più vicina dal telefonino personale del presidente della Regione, Francesco Pigliaru. Ma Renato Soru ha preso in mano anche la calcolatrice e fatto quei conti che riempiono le giornate post elettorali. Se è vero che si aspettava più del 51,2 per cento che l’ha portato alla vittoria, annunciata, e se è vero che nell’Assemblea regionale avrà uno scarto risicato rispetto ai seggi conquistati dagli altri candidati, Ignazio Angioni e Thomas Castangia, può consolarsi con la maggioranza, netta, che avrà in Direzione, che da sempre conta dieci volte tanto l’esagerato e quasi sempre latitante parlamentino del Pd. Però Soru sembra intenzionato a non andare avanti a sciabolate, in questo è cambiato rispetto agli anni in cui ha governato la Sardegna.

Nel governare il Pd, ha detto da subito che impugnerà il ramoscello dell’ulivo, qui in senso biblico più che politico. L’unità fra le correnti ha detto che sarà la missione della sua segreteria, soprattutto perché – sue parole – «è l’unica possibilità che abbiamo per riappacificare la Sardegna con il partito e la politica». Non sarà facile e i motivi sono due. Il primo è che l’affluenza alle primarie seppure molto vicina ai 40mila elettori ai gazebo ha dimostrato che c’è tanto da recuperare. Erano stati in 150mila a partecipare alla sfida interna in cui fu eletto l’uscente Silvio Lai, 50mila per la scelta del candidato presidente alla Regione: l’asticella continua a scendere e qualcosa il Pd dovrà pur farlo se non vuole svilire il valore della scelta più democratica che c’è: chiedere a una base allargata, cioè oltre gli iscritti, da chi vuole essere governata.

Il secondo motivo è che Soru dovrà tenere a bada anche gli umori interni al correntone che l’ha portato alla vittoria ma non il trionfo. I rapporti con Antonello Cabras (era stato lui a sconfiggerlo per la stessa carica nel 2007) e con Paolo Fadda (per anni suo primo avversario interno) oggi sono buoni ma per evitare che diventino di nuovo cattivi spetterà proprio al neo segretario tenere viva più la passione che il potere nudo e credo. C’è anche una terza incognita: i rapporti fra Soru e la Giunta regionale. È vero ad esempio che una buona parte dei suoi sostenitori, non i soriani doc, avrebbe lavorato sotto traccia perché quello di Soru non fosse un trionfo? E se è vero perché? Per evitare, questa è una possibile risposta, che il nuovo segretario fosse troppo «padrone» del partito e quindi finisse per pressare troppo l’attuale presidente della Giunta. Cioè Francesco Pigliaru, che in questo momento, molto delicato, invece è riconosciuto e apprezzato da tutto il Pd e non solo da questa e quella componente. Con il 51,2 per cento Soru, in altre parole, potrà incidere ma non sbattere i pugni sul tavolo, e questo oggi va più che bene a un partito ancora alla ricerca di un’identità nel bel mezzo dell’uragano Renzi.

Le reazioni. Non c’è dubbio che il senatore Ignazio Angioni sia andato meglio del previsto. Il suo correntone, fra Diesse e renziani della prima ora, nelle città ha funzionato meglio di quello del primo avversario, Soru appunto. Gavino Manca, consigliere regionale e leader nel Nord Sardegna dei renziani originali, sono quelli che da sempre hanno creduto nel sindaco di Firenze, ora dice: «La vittoria di Soru l’avrei riconosciuta anche se questa fosse stata di un solo voto di differenza, non può però sfuggire che sia stata ottenuta invece per soli 400 voti circa in più rispetto alla soglia richiesta per superare l'elezione in Assemblea regionale.

Ora è tutto il Pd a chiedere al segretario un impegno straordinario per riconquistare gli elettori e il popolo dei democratici in Sardegna. Sono sicuro che su questo punto Soru spenderà tutte le sue energie, così come lo farà a sostegno dell'azione della Giunta, figlia del voto di 150mila elettori democratici che hanno riportato il Pd alla guida della Sardegna, insieme alle altre forze del centrosinistra». Sul fonte amico del segretario, il lettiano Francesco Sanna: «Sono sicuro che sarà da subito evidente l’azione rinnovatrice di Soru. Il primo obiettivo? La riscoperta di talenti e competenze nuove da aggiungere a quelle già esistenti in decine di amministrazioni a guida Pd e nelle istituzioni». In due parole, quella linfa fresca e vitale di cui il Pd ha assoluta necessità per ringiovanire, ritornare a essere più popolare, meno populista ma dovrà anche liberarsi dall’esasperato tecnicismo, in Sardegna soprattutto.

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