Le imprese alla Regione: prorogate il piano casa
Le norme scadono tra meno di un mese: rischio di vuoto in attesa della legge. Il settore edile è allo stremo e le banche negano i finanziamenti alle aziende
CAGLIARI. Il countdown è attivo sul sito della Confartigianato sarda: mancano 28 giorni alla scadenza del piano casa. Confartigianato calcola anche le ore, i minuti e i secondi perché - dicono - molte imprese potrebbero trovarsi in gravi difficoltà. L’intento è quello di chiedere alla politica regionale di fare presto: «L’incertezza sta scatenando il panico delle piccole imprese, urge la proroga», dice Giacomo Meloni della presidenza di Confartigianato. In attesa della nuova normativa, il rischio è che, con la decadenza del vecchio piano casa, si apra un vuoto che per le piccole imprese somiglierebbe a un baratro.
Gli artigiani assicurano che negli ultimi giorni c’è stato un autentico assalto agli studi di consulenza dove ingegneri e geometri stanno esaminando le richieste per pratiche: per smaltirle - è la tesi di Confartigianato - occorreranno un paio d’anni e tantissimi cittadini resteranno fuori. Gli uffici tecnici dei Comuni rispondono come possono.
«Nel clima di incertezza, stretti tra una legge in scadenza tra pochi giorni e la nuova normativa che dovrebbe sostituirla», spiega Giacomo Meloni, «i cittadini si stanno ancorando alla sicurezza della vecchia norma con il rischio di rimanere fuori e di perdere un’occasione. E le pratiche presentate così in fretta rischiano di contenere errori producendo l’effetto contrario».
La proposta degli artigiani è chiara: prorogare il Piano casa sino all’entrata in vigore della nuova legge urbanistica in discussione. «Sarebbe un atto di buon senso», afferma Meloni, «e non ostacolerebbe di certo l’iter della nuova legge, né toglierebbe nulla alla potestà legislativa regionale in materia. Al contrario darebbe un tangibile contributo a rasserenare il clima in cui le imprese e i tecnici si trovano».
Il vuoto normativo potrebbe causare un danno economico alle piccole imprese artigiane, già provate dalla più lunga crisi che abbia colpito l’edilizia. Le costruzioni sarde, infatte, hanno perso in un anno 3.700 addetti e dal 2008 i posti cancellati sono 13.600. Dati allarmanti per un settore che, in passato, era stato trainante. Una boccata d’ossigeno era venuta proprio dalle ristrutturazioni. I proprietari di immobili avevano, infatti, incrementato gli interventi di ristrutturazione nella propria abitazione.
«Gli incentivi sono stati una vera boccata d’ossigeno», afferma Giacomo Meloni, «e rendendo permanenti e stabili questi sostegni si potrebbero raggiungere più obiettivi come il rilancio delle imprese delle costruzioni, la riqualificazione del patrimonio immobiliare, il risparmio energetico, la difesa dell’ambiente e l’emersione delle attività irregolari». Per le imprese dell’edilizia, poi, il credito è diventato impossibile: le banche non guardano più alla singola azienda ma al settore di appartenenza, cioè l’edile, in crisi. E questo blocca il credito. Così le aziende della Sardegna hanno visto ridursi i finanziamenti del 12,3%. L’invito di Giacomo Meloni è uno solo: «Liberiamoci da tasse e burocrazia».
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