La Nuova Sardegna

L’indagine Pps: omissione d’atti d’ufficio

di Mauro Lissia
L’indagine Pps: omissione d’atti d’ufficio

Nell’esposto presentato dagli avvocati Rovelli e Andreozzi le ipotesi d’accusa sulle quali sta lavorando il pm Marco Cocco

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CAGLIARI. Omissione di atti d’ufficio: è questa l’ipotesi di reato sulla quale lavora la Procura della Repubblica in relazione alla vicenda del Pps riveduto e corretto che la giunta Cappellacci ha approvato ventiquattr’ore prima delle elezioni regionali di febbraio dopo aver tentato di imporre all’ufficio Savi della Regione una sbrigativa elaborazione della valutazione ambientale strategica. L’inchiesta è stata affidata al sostituto procuratore Marco Cocco, lo stesso che indaga da quattro anni sulla clamorosa vicenda dell’uso illegale dei fondi destinati all’attività istituzionale dei gruppi. I documenti dell’operazione Pps sono stati acquisiti formalmente a maggio scorso dagli uomini del nucleo investigativo del Corpo Forestale negli uffici del Savi e da allora sono stati compiuti altri atti d’indagine sui quali il riserbo della Procura è assoluto. Di certo all’attenzione del magistrato c’è l’approvazione del Pps in palese violazione del decreto legislativo 152 del 2006, quello che prevede l’obbligo della Vas prima di qualsiasi attività di pianificazione paesaggistica. Ma nell’esposto presentato a suo tempo dagli avvocati Patrizio Rovelli - che era consigliere regionale - e da Giuseppe Andreozzi si faceva riferimento a «pressioni indebite» che la giunta avrebbe esercitato nei confronti del Savi, alle quali il dirigente Gianluca Cocco e la direttrice generale dell’ambiente Franca Leuzzi avevano risposto per le rime. Da qui a ipotizzare un reato - si parlerebbe di tentata concussione per induzione - il passo è lungo e i tempi dell’inchiesta sembrano indicare la prudenza con cui il magistrato si sta muovendo. Di certo però il fascicolo non è stato abbandonato al suo destino: gli accertamenti sono in corso e andranno avanti. Soprattutto sul fronte Savi: il dirigente del servizio - che si occupa di valutazione d’impatto ambientale e Vas - dovrebbe essere sentito per stabilire se le pressioni del vertice politico regionale si siano fermate all’annuncio pubblico di un possibile commissariamento dell’ufficio («la Vas subito o nomino il commissario ad acta», parole di Cappellacci) oppure si siano manifestate anche su altri canali. Su questo punto Rovelli, parlando come consigliere regionale, spiegò come «qualunque pressione» fosse «priva di motivazione in quanto mancante del presupposto d’urgenza» così come non si poteva ravvisare alcuna «inerzia da parte degli uffici che, anzi, dichiaravano di essere nel pieno rispetto dei tempi, già contingentati, previsti dalla legge». La Vas poi - come sostenne Andreozzi - doveva essere elaborata prima e non dopo l’approvazione del nuovo Pps «sulla base di una giurisprudenza consolidata ampiamente recepita anche dalla stessa Regione». Nell’interrogazione presentata da Rovelli così come nell’esposto successivo, veniva tra l’altro ricordato come «le modifiche adottate dalla giunta Cappellacci fossero destinate a provocare «un autentico stravolgimento del Ppr approvato dalla giunta Soru, prevedendo fra l'altro la possibilità di colate di cemento in zone tutelate e di pregio ambientale». Da qui la constatazione di quanto fosse «quantomeno irrituale chiedere agli uffici Savi di ignorare l’esame delle numerose osservazioni di merito giunte dai portatori d’interesse, che rappresentano un vulnus importante alla sopravvivenza del Pps». Su questi aspetti segnalati da Rovelli e Andreozzi la prima valutazione fatta dalla Procura emerge dalla decisione stessa di acquisire gli atti.

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