La Nuova Sardegna

«Ecco che cosa mi piace dei cinepanettoni»

di Fabio Canessa
«Ecco che cosa mi piace dei cinepanettoni»

Alan O'Leary, università di Leeds, ha spiegato la sua ricerca agli studenti di Sassari: da Fellini a Christian De Sica e Grimaldi

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SASSARI. Docente all'università di Leeds in Inghilterra, ma irlandese come si può intuire dal cognome e come tiene a specificare lui stesso, Alan O'Leary è stato protagonista nei giorni scorsi a Sassari di un ciclo di lezioni sul cinema italiano. “Visti da fuori” il titolo degli incontri organizzati dal Dipartimento di scienze umanistiche e sociali e dalla scuola di dottorato in scienze dei sistemi culturali e lingue, letterature e culture dell'età moderna e contemporanea.

Tra gli argomenti toccati da O'Leary, particolare spazio ha avuto il genere di film che rientrano nella categoria ormai conosciuta come quella dei cinepanettoni che il docente irlandese ha studiato in maniera approfondita.

Perché i cinepanettoni? «Semplicemente perché si tratta di un fenomeno che ha avuto grande successo al botteghino e nessuno lo aveva preso in considerazione. Questi film hanno avuto un ottimo riscontro di pubblico ed era il momento di studiarli».

Che tipo di ricerca ha fatto? «Per capire un fenomeno bisogna avere un approccio fenomenologico. Prendere sul serio i gusti degli altri, mettere da parte il giudizio di qualità. Ho pubblicato un libro sui cinepanettoni e ho intervistato per esempio Christian De Sica, registi come Neri Parenti, sceneggiatori come Fausto Brizzi e Marco Martani, fan e critici del filone. È stata una ricerca interessante».

Ma questi film sono arrivati pure in Gran Bretagna? «No, sostanzialmente i cinepanettoni non vengono distribuiti all’estero. Solo alcuni hanno girato un po'. Per esempio “Natale sul Nilo” è arrivato in Spagna».

E quindi che tipo di cinema italiano può vedere chi vive per esempio a Leeds, dove lei insegna?

«Non arriva molto, anzi pochissimo in sala. Un po' il cinema di certi autori, come Sorrentino o Moretti. Però è interessante il fatto che ormai anche in tv danno delle serie italiane tipo “Gomorra” e “Romanzo criminale”».

Conosce anche film di registi sardi?

«Qualche film di Antonello Grimaldi che ho conosciuto qualche anno fa al festival Pensieri e parole dell'Asinara».

Lei viene da un'altra isola poco abitata come l'Irlanda. Com'è la situazione cinematografica del suo Paese?

«Non c'è una grande industria cinematografica. Qualche regista più conosciuto come Neal Jordan e piccoli film che ha volte hanno successo anche internazionale, come qualche anno fa “Once”. Ma devo dire che in fondo non sono un gran esperto, mi interessa di più il cinema italiano».

E quali sono stati i film che hanno fatto nascere questa sua passione per il cinema italiano?

«Ricordo la prima volta che ho visto “L’avventura” di Antonioni, ma anche “Roma città aperta” di Rossellini. E poi “Aprile”, “Caro diario”, “Palombella rossa” di Moretti».

Il suo film preferito?

«Se devo scegliere, il mio film preferito in assoluto e “Otto e mezzo” di Fellini».

È ancora molto forte il mito di Fellini all'estero?

«Sì, anche troppo. Alcuni colleghi, soprattutto americani, non vogliono parlare di altro. E su questo sbagliano secondo me. Bisogna studiare anche gli altri aspetti che sono stati trascurati».

E lei dopo i cinepanettoni cosa studierà ?

«Mi interessa il rapporto tra cinema e storia. Prima di buttarmi sui cinepanettoni avevo fatto una ricerca sulla rappresentazione del terrorismo in Italia, sugli anni di piombo, e ora stiamo sviluppando, io e alcuni colleghi, un grande progetto in cui cerchiamo di guardare di nuovo e ad ampio raggio il rapporto tra cinema italiano e storia del Paese».

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