Sequestro Podda: due condanne
Il giudice: 5 anni di carcere a Batzella e Mereu. Tentarono di rapire l’industriale
CAGLIARI. Cinque anni di reclusione per il pentito Gianfranco Batzella, altrettanti per il dipendente dei caseificio Efisio Mereu, ritenuto il basista. È la sentenza pronunciata dal gup Giuseppe Pintori, a conclusione del giudizio abbreviato per i due complici del capobanda Niveo Batzella - per lui il dibattimento è in corso davanti ai giudici della prima sezione - accusati di aver tentato di sequestrare l'imprenditore caseario Alessandro Podda, figlio di Ferruccio, titolare di «Podda Formaggi» di Sestu. Volevano rapirlo il 20 febbraio del 2012, giorno della visita a Cagliari del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Sostanzialmente accolte le richieste del pm Rossana Altieri, che aveva chiesto la condanna rispettivamente a quattro anni e sei mesi e sei anni. Secondo l'accusa la banda guidata da Niveo Batzella aveva iniziato a controllare l'imprenditore con l'intenzione di sequestrarlo. Il piano era poi stato sventato perché Podda era stato messo in allarme dalle forze dell'ordine che già tenevano d'occhio la banda per altri gravi reati. Mereu, che lavorava nel caseificio di Sestu, per l'accusa era il basista e i due facevano parte di un feroce gruppo criminale guidato da Niveo Batzella, lo zio di Gianfranco, che negli anni avrebbe messo a segno rapine e commesso efferati omicidi come quello dell’operaio di Assemini Sergio Tronci - bruciato vivo nel febbraio 2004 ad Ortacesus - e dell’imprenditore dei night Gianluca Carta, freddato nel 2011 con un colpo alla nuca.
A condurre fino all’arresto dei due Batzella e di Mereu era stata un’indagine lunga e complessa. Partita il 18 giugno del 2011, quando all’ingresso di Sestu venne trovato il cadavere dell’imprenditore Gianluca Carta e passata attraverso la rapina al convento di suore di Sant’Andrea Frius. In mezzo anche atti intimidatori nei confronti di rappresentanti delle forze dell’ordine a Uta e Decimomannu. Il colpo grosso però, nei programmi della banda, era il sequestro di Alessandro Podda. Le informazioni sulle disponibilità finanziarie della famiglia erano già state acquisite: l’obiettivo era un riscatto di cinque milioni. Diversi i sopralluoghi effettuati per capire momento e posto ideale per portare via Podda, probabilmente dalla sua abitazione al centro di Cagliari.
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