C’è un indagato per l’omicidio di Giovanni Casula
Indagini vicine a una svolta: sequestrate le scarpe di un 40enne. Interrogate trenta persone
PAULILATINO. Un paio di scarpe sequestrate e un indiziato, una persona sulla quarantina d’anni. Gli inquirenti mantengono il riserbo più assoluto, ma potrebbero aver imboccato la pista giusta per arrivare a dare un volto all’assassino di Giovanni Casula, il pensionato di 69 anni ucciso una settimana fa davanti alla sua abitazione. I carabinieri della compagnia di Ghilarza e del reparto operativo di Oristano, coordinati dai capitani Alfonso Musumeci e Sebastiano Battino, sia martedì che ieri mattina hanno effettuato l’ennesimo e accurato sopralluogo nell’abitazione di via IV Novembre dov’è avvenuto l’omicidio.
Ma soprattutto, due giorni fa hanno messo sotto torchio per diverso tempo una persona. È stata in caserma per rispondere alle domande degli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Paolo De Falco, e poi da lì è andata via con un paio di scarpe diverse rispetto a quelle con cui vi era entrato.Questo particolare non sarebbe sfuggito a diversi compaesani e il sequestro, nel linguaggio giuridico, significa che dev’essere svolto un accertamento tecnico irripetibile per il quale è anche necessaria l’iscrizione sul registro degli indagati.
Per quanto riguarda il sopralluogo è durato anch’esso alcune ore all’interno della modesta casa da dove è stato poi prelevato qualche oggetto portato a sua volta in caserma. Intanto, anche ieri mattina nella caserma di Ghilarza, sede della Compagnia, sono state interrogate diverse persone. Con quelle già tempestate di domande nei giorni scorsi, l’elenco sarebbe lunghissimo e supererebbe il numero trenta. Di queste, molti sono vicini di casa e conoscenti di Giovanni Casula, tra cui anche quei pochi che la vittima ha incontrato nella giornata della sua morte avvenuta nella notte tra giovedì e venerdì. È la conferma quindi che dietro l’atroce delitto portato a termine con una spranga ci possa essere un delitto d’impeto maturato in seguito a una lite o a un contrasto recente con qualche compaesano.
La prudenza dei carabinieri sull’ora esatta dell’omicidio e sull’arma utilizzata dimostrerebbe proprio che il cerchio starebbe per chiudersi. Per ora continuano a lavorare in silenzio e l’unica certezza viene dalla conferma data dal medico legale, sul fatto che la morte sia avvenuta proprio per le botte subite alla testa.
Il passato remoto molto turbolento di Giovanni Casula non sarebbe quindi da collegare a quanto accaduto pochi giorni fa. Da molti l’ex servo pastore viene definito come una testa calda, ma tutti gli riconoscevano anche il fatto di essere ormai molto riservato e assai professionale nel suo lavoro svolto in molti allevamenti tra il Marghine, il Nuorese e l’Alto Oristanese. Due giorni fa durante i funerali in tanti a Paulilatino hanno voluto congedarsi con una preghiera dal compaesano ucciso. Nell’omelia il parroco don Giovanni Peddio aveva messo in evidenza che era stato «una vittima delle forze del male così come lo è stato chi l’ha ucciso». Quel qualcuno che potrebbe ora avere le ore contate.
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