La Nuova Sardegna

Sembrava un incidente, era un omicidio

di Tiziana Simula
Sembrava un incidente, era un omicidio

Riaperta l’inchiesta sulla morte di un operaio 44enne. Colpito alla testa durante una lite, tracce di sangue in un magazzino

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NORAGUGUME. L’avevano trovato morto appoggiato sul davanzale della sua abitazione, al primo piano di via S’Ortu e s’ena, nel centro del paese. Aveva una ferita alla testa, compatibile con una caduta dalla bicicletta. E come vittima di un incidente era stato chiuso il caso. Ma a quasi un anno dalla morte di Mario Marongiu, 44 anni, la procura della Repubblica di Oristano ha riaperto le indagini. Con un ipotesi di reato pesantissima: omicidio. E c’è già anche un indagato. Un suo compaesano, un amico, probabilmente un compagno di lavoro. Sul nome viene mantenuto ancora il massimo riserbo, anche se in paese circola già da giorni.

Ieri mattina a Noragugume sono arrivati gli agenti della squadra mobile di Nuoro, cooordinati dal dirigente Fabrizio Mustaro, quelli di Ottana al comando del commissario Francesco Romano e gli specialisti della Scientifica di Cagliari che hanno passato al setaccio l’abitazione nella quale era stato trovato morto Mario Marongiu. E poi si sono trasferiti in un magazzino di via Vergine d’Itria, utilizzato dal Comune come deposito di materiale dei lavoratori socialmente utili. E pare che nel locale il “Luminol” (lo speciale attrezzo tecnologico utilizzato per esaminare i luoghi dei delitti) abbia messo in risalto tracce di sangue che sono state immediatamente recuperate e repertate e poi dovranno essere analizzate per estrarre il dna da comparare con quello della vittima.

Gli investigatori stanno mantenendo il massimo riserbo sulle indagini e non è stato spiegato per quale motivo siano state riaperte le indagini su quello che, il 12 dicembre del 2013, era stato archiviato come un incidente. Forse perché le modalità dell’accaduto erano subito sembrate poco chiare. Ma sicuramente dev’essersi aggiunto qualche elemento importante che ha spinto il sostituto procuratore della Repubblica di Oristano, Armando Mammone, a riaprire l’inchiesta e richiedere alla squadra mobile di Nuoro maggiori approfondimenti. Dalle pochissime indiscrezioni trapelate finora, sembra che quel giorno Mario Marongiu avesse avuto un violento litigio con qualcuno (l’indagato?) all’interno del magazzino comunale di via Vergine d’Itria. Tra i due sarebbe scoppiata una zuffa e la vittima sarebbe stata colpita alla testa. Nel locale, infatti, sarebbero state trovate tracce di sangue.

Dolorante e sanguinante, Marongiu era risalito sulla sua bicicletta (non poteva guidare l’auto perché gli era stata ritirata la patente per ubriachezza) ed era tornato a casa. Aveva lasciato la bici davanti al portone ed era salito nel suo appartamento, dove viveva da solo dopo la morte dei genitori. Probabilmente aveva intenzione di medicarsi la ferita e solo quando aveva capito che la lesione alla testa era troppo grave, aveva aperto la finestra per chiedere aiuto. Ma non ce l’aveva fatta ed era stramazzato senza sensi sul davanzale. Così l’avevano notato alcune persone. Che avevano dato immediatamente l’allarme. Ma quand’erano arrivati i soccorsi per Mario Marongiu non c’era più nulla da fare. La prima ipotesi era stata quella di un incidente: una rovinosa caduta dalla bicicletta. La ferita riportata nel lato posteriore sinistro era infatti compatibile con un violento impatto sull’asfalto. Ma i dubbi erano rimasti. E infatti, gli agenti della squadra mobile di Nuoro non hanno mai smesso di indagare. Fino alla clamorosa svolta di ieri.

Dopo la morte dei genitori, Mario Marongiu si era dato al bere e, per campare, si arrangiava facendo qualsiasi lavoretto per i compaesani che gli volevano bene. In quel periodo era stato chiamato dal Comune come lavoratore socialmente utile.

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