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Da Kaputt Mundi a labirinto di burocrazia Il titolo occhieggia chiaramente all'ultimo film di Sorrentino ma, per fortuna, insieme all'obbiettivo puntato su Roma, le similitudini finiscono qua (non...
Da Kaputt Mundi
a labirinto di burocrazia
Il titolo occhieggia chiaramente all'ultimo film di Sorrentino ma, per fortuna, insieme all'obbiettivo puntato su Roma, le similitudini finiscono qua (non che ci potessero essere molti dubbi, d'altronde): tanto è fastidiosamente sguaiata e ridondante la pellicola del regista napoletano, tanto sono splendidamente misurate le brevi prose del suo concittadino, che della capitale ha fatto la sua seconda patria a partire dal 1950 quando, come racconta nell'intervista "Un albergo a vita", vi si trasferì alla ricerca di un lavoro, per trovare infine un impiego (secondo la famosa battuta di Flaiano). Quella descritta da La Capria è una Caput Mundi diventata ormai Kaputt Mundi, un labirinto kafkiano di burocrazia che però, anche quando non sembra, lascia sempre una porta aperta alla speranza di rinascita.
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