Gli uffici rivoluzionati dalla riforma
Tra le novità proposte dalla Giunta il coordinamento dei direttori generali. Dubbi dell’opposizione
CAGLIARI. Da macchina che negli anni avrebbe perso qualche colpo di troppo a sistema efficiente, efficace, semplice e produttivo. È questo il passaggio epocale, secondo alcuni, della riforma degli uffici della Regione (oltre 12mila dipendenti, 531 milioni all’anno di stipendi) che da domani sarà all’ordine del giorno del Consiglio. Di fatto però, come ha detto l’assessore agli Affari generali Gianmario Demuro, è «solo un primo passo importante», con i successivi già impostati: dalla legge di riorganizzazione più complessiva, sarà presentata dalla Giunta entro la fine dell’anno, alla nuova Legge Statutaria, questa sì destinata a incidere anche suoi compiti di governatore e assessori fino forse a stravolgere lo schema invariato dall’Autonomia a oggi. Il primo passo riguarderà soprattutto l’ammodernamento della struttura burocratica, la mobilità del personale all’interno non solo degli uffici regionali ma anche fra enti, agenzie e società controllate dalla stessa Regione. Il traguardo – come detto più volte dall’assessore – è «armonizzare il sistema», evitare doppioni e contrapposizioni che rendono difficile la vita al cittadino e alle imprese, colmare i vuoti nell’organico. È tutto scritto nei diciassette articoli che ieri hanno ottenuto il via libera dai capigruppo di maggioranza, oggi dalla commissione Bilancio e domani prima di arrivare in aula da quella per le Riforme, anche se sono possibili ancora aggiunte e correzioni con gli emendamenti.
Direzioni generali. A parte il numero massimo delle direzioni, sarà 24 quante sono ora, il disegno di legge prevede accorpamenti e soppressioni, ma senza passare più attraverso il Consiglio come accadrebbe invece oggi. Ebbene sì, l’attuale organizzazione della Regione è stabilita da una legge del 1998 e una legge si sa può essere modificata solo dall’Aula. Invece dall’approvazione della riforma Deriu in poi, sarà la Giunta a decidere lo scheletro burocratico (dalle direzioni generali a quelle di servizio) e lo farà secondo lo schema mutuato dalla Regione Lombardia, perché questo compito passerà fra le sue competenze. Depotenziata la legge, la Giunta in carica potrà così organizzare la burocrazia secondo quelli che saranno i suoi indirizzi politici e le «esigenze per realizzare il programma di governo». Una delle novità sarà il Comitato di coordinamento delle direzioni generali, che dovrà assicurare l’armonizzazione dell’azione amministrativa, garantire l’integrazione fra i vari assessorati, con la nascita delle già sperimentate Unità di progetto, esprimere pareri e presentare proposte sulle esigenze organizzative. Nei fatti e in estrema sintesi oltre a quella politica ci sarà anche la giunta dei super burocrati.
Mobilità. È il secondo passaggio cruciale della riforma. Permetterà – si legge – di «riequilibrare gli organici per «raggiungere gli obiettivi di governo attraverso la semplificazione». In parole ancora più semplici, eviterà che ci siano delle direzioni generali sovradimensionate rispetto al carico di lavoro e altre sottodimensionate. Anche questo passaggio fa parte dell’armonizzazione e dovrebbe portare anche a una riduzione della spesa proprio grazie a una «ritrovata efficacia».
Le reazioni. Sulla riforma il centrosinistra si presenterà compatto in aula. Anche nel vertice fra i capigruppo di maggioranza non sono state sollevate obiezioni e «gli aggiustamenti saranno minimi sul testo prestato dalla Giunta», fa sapere il capogruppo del Pd, Pietro Cocco. È perplessa la minoranza e lo dice con il vicepresidente della commissione Riforme, Stefano Tunis di Forza Italia: «Doveva essere una rivoluzione – dice – e alla fine andremo a votare una leggina che sarà molto meno efficace di quanto annunciato». Poi bisognerà vedere come reagiranno i sindacati. Cgil, Cisl e Uili hanno detto sì alla proposta seppure con qualche correttivo, quelli autonomi l’hanno bocciata.
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