La Nuova Sardegna

«Senza unità non si arriva all’indipendenza»

di Luca Fiori
«Senza unità non si arriva all’indipendenza»

Sale (Irs) e Devias (A Manca) concordano sulla convergenza: «Basta con le ambizioni personali»

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SASSARI. Il 45 per cento dei sardi sarebbe favorevole all’indipendenza da Roma. Lo rivela un sondaggio realizzato da Demos & Pi per il quotidiano “La Repubblica” all’inizio del mese scorso su un campione di 1265 intervistati.

Un dato che vede l’isola seconda solo al Veneto (il 53 % sarebbe pronto a staccarsi dal resto d’Italia) nella classifica delle regioni in cui soffia più forte il vento dell’indipendentismo.

Ma se in Veneto il presidente della Regione Luca Zaia, alla luce di quanto accaduto domenica in Catalogna, è arrivato a dichiarare che «la consultazione popolare sull’indipendenza del Veneto è un punto fermo da cui non si torna indietro», in Sardegna la strada verso l’indipendenza appare al momento ancora molto più lunga. «Quello della Catalogna - spiega Gavino Sale di Irs - è un ottimo risultato, ora sarà un bel problema per Madrid e l'Europa delle banche e della finanza che non potranno più far finta di nulla. È tempo di democratizzare la costruzione europea - aggiunge Sale - accrescere la solidarietà tra i popoli ed edificare una società orientata ad una vita sostenibile piuttosto che basata su di un consumismo sfrenato e individualista. Noi di Irs stiamo facendo un’esperienza cruciale in consiglio regionale - spiega il leader indipendentista - dobbiamo imparare a governare, il nostro impegno al momento è quello di aggregare la parte progressista e di sinistra degli indipendentisti sardi per creare un movimento sovranista che sappia spiegare al popolo sardo che una sovranità fiscale ed energetica potrebbero farci uscire dalla crisi prima dell’Italia».

Di convergenza dell’indipendentismo sardo in un unico movimento parla anche Pier Franco Devias di A Manca pro s’Indipendentzia. «Avere più punti di vista all’interno del mondo indipendentista va bene - spiega Devias - ma spesso le divisioni sono figlie di una ricerca di popolarità che non serve a nessuno. Prima o poi - aggiunge - se si vuole costruire un cammino che porti la Sardegna a decidere da sola della sue sorti bisognerà sedersi intorno a un tavolo e mettere da parte le ambizioni personali. Catalogna e Scozia - spiega Devias - in questo sono molto più avanti di noi. In quei paesi governano già i partiti che mirano all’indipendenza. In Sardegna dal punto di vista ideale siamo tutti indipendentisti - aggiunge il leader di A Manca - ma poi al momento di scegliere chi ci deve amministrare si votano e si sostengono i partiti italiani, quelli che fino a qualche anno fa erano governati dai capi bastone che riuscivano a creare consenso con metodi clientelari e quelli che sostengono un assessore regionale alla cultura che arriva a dire che la lingua sarda deve essere trattata come una lingua straniera».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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