I pastori e gli studenti: «Questa è la lotta di tutti»
La partenza dei lavoratori dal Costa Smeralda tra incitamenti e voci di speranza Commozione nell’incontro col tecnico sulla torre. Mps mobilitato, cortei e slogan
OLBIA. Giù dagli aerei per marciare sulle strade. Tratti lunghi da percorrere in auto. Ma non importa. La marcia “Unica”, partita a mezzogiorno dall’aeroporto Costa Smeralda, guidata dalle magliette rosse degli “esuberi” affiancate da quelle azzurre del Movimento pastori sardi e una delegazione di studenti di Olbia, andrà avanti e arriverà al traguardo di lunedì a Cagliari. Poi ancora nella penisola, nelle città in cui opera Meridiana,fino a Parigi, davanti alla casa del fondatore e azionista della compagnia aerea nata sotto gli auspici, anche nominali (venne battezzata Alisarda), della Sardegna, il principie Karim Aga Khan. «Meridiana non deve morire. Perciò devono essere salvati i posti di lavoro». La piattaforma della battaglia viaggia nell’isola, da nordest a sudovest, dalla Gallura al Sulcis, attraverso Marghine, Baronia e Nuorese, un rosario della sofferenza che mette insieme tutte le vertenze sociali e per il lavoro che dilaniano la Sardegna. L’appello è sempre aperto: «Non ci sono preclusioni, auspichiamo adesioni da tutte le parti», ricorda Alessandro Santocchini, sceso nei giorni scorsi dal faro. «Verrò giù definitivamente solo quando non ci sarà più motivo di stare su questo palo», ripete invece a tarda sera, a chiusura della prima tappa del viaggio, Andrea Mascia, vedetta aeroportuale di una lotta che vuole scongiurare 1634 licenziamenti.
Il corteo, una trentina d’auto, è entrato alle 13 a Siniscola, annunciato da un’orchestra improvvisata di clacson. Un viaggio breve, cominciato nel piazzale del Costa Smeralda, affollato da alcune centinaia di allievi delle scuole superiori cittadine arrivati in corteo dal centro di Olbia e da una delegazione del Movimento pastori sardi e degli allevatori della Coldiretti. Mascia per un po’ cala dal palo e dalla tettoia del parcheggio e dialoga con gli studenti, con le pause della commozione che gli fa liberare le lacrime. «Studio, lavoro, dignità, sono i contenuti di una stessa vertenza che riguarda noi per oggi e voi per domani». L’antologia del malessere è corposa. Gli studenti l’arricchiscono con un lungo elenco di guai strutturali con i quali convivono negli edifici scolastici. «Tirate fuori ogni vosto merito», incoraggia Andrea Mascia segnalando tra i tanti guai anche quello del suo lavoro («Il trasporto aereo è in crescita ma non siamo capaci di fare impresa nel settore») e di altre pagine controverse, come la sanità, bloccata sull’ex San Raffaele dai mal di pancia della sanità privata.
L’economia va male in cielo e peggio in terra. Lo testimonia Mario Carai, del Movimento pastori: «Dovete pretendere insegnamenti di qualità, chi non ha conoscenza sarà sottomesso», dice agli studenti. Il suo compagno Gerolamo Contu spiega poi che «il nostro capitale delle campagne non vale niente se non si costruisce sviluppo». Aggiunge Carai: «Abbiamo presentato la nostra piattaforma al presidente Pigliaru, potrebbe dare tanto lavoro, far nascere molte piccole imprese». A mezzogiorno si forma il corteo, fino all’uscita dall’area areoportuale. Stefano Spada, una delle magliette rosse, richiama la presidenza del Consiglio: «Il premier non ha detto una parola per noi».
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