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Sindacati in cerca di una strategia comune

Sindacati in cerca di una strategia comune

Monaco (Filt-Cgil): «Finita la favola del principe buono». Zonca (Uil): «L’azienda ci dia tutti i dati»

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OLBIA. L’hashtag più in voga era: #scaramellavattene. Per mesi il gruppo di dipendenti che si è incaricato di protestare contro i licenziamenti ha puntato tutto contro l’ex ad, ritenendolo l’artefice dei tagli. Obbiettivo rivelatosi sbagliato: perché Scaramella è andato via, i licenziamenti restano e i nuovi manager hanno il compito di tagliare ancora altri costi. Tanto che ieri un sindacalista, Franco Monaco (Filt-Cgil), ha affrontato la realtà: «Le dimissioni di Scaramella stanno a significare una cosa: il cattivo non era l’ad Scaramella, la favola del principe buono è finita, questa decisione dimostra che è la proprietà a portare avanti la volontà di tagliare il lavoro».

E ora, che fare? I sindacati - dopo l’ennesimo incontro senza soluzioni con l’azienda - prendono tempo. Anche se il tempo è sempre meno. Tutti chiedono misure alternative, come altra cassa o contratti di solidarietà (quelli che non sono stati concessi alle manutenzioni, come erroneamente scritto ieri).

C’è chi, come l’Usb, chiede il blocco dei licenziamenti e parla di una causa contro la procedura «illegittima», annunciata ormai un mese fa. «Ragioniamo su tutto, purché vengano salvati tutti i posti di lavoro, nessuno escluso. Se licenziano quelli del volo, lo faranno anche con quelli del terra. Capito?» ha detto ieri Francesco Staccioli (Usb).

Ma c’è anche chi, davanti ai fatti, cerca di capire che cosa si possa fare, concretamente, per salvare quanti più posti di lavoro. Dice Arnaldo Boeddu, segretario regionale della Filt-Cgil: «Seguiamo la linea. Rischiamo nel chiedere altri due anni di cassa anziché i sei di mobilità perché crediamo che l’azienda possa in questo tempo trovare un partner per il rilancio, visto l’aumento del traffico passeggeri, seppure a maggioranza intercettato in Italia dalle low cost. Sperando che il governo disciplini, finalmente, questo settore, dando parità di condizioni a tutti. Ma non pensiamo solo a soluzioni per il personale navigante, ma anche per quello del terra, di cui ancora non si è affrontato il problema. Perché anche se trovassimo un partner e avessimo più aerei in volo per salvare i naviganti non possiamo abbandonare gli altri settori, gli amministrativi, il call center».

Una posizione che condivide anche la Uil. «Dopo il cambio del management non ci aspettavamo che ci dessero risposte sul loro nuovo indirizzo - dice William Zonca, segretario regionale della Uilt -. Ora, però, ci aspettiamo che alle trattative l’azienda sia più costruttiva, più precisa, più chiara, per esplorare tutte le soluzioni alternative ai licenziamenti. Per questo abbiamo bisogno che ci dia i dati su tutti i settori, uno per uno. Solo così potremo avere un quadro reale di quello che vogliono fare e di quello che possiamo fare».

Dichiarazioni che, in controluce, manifestano un fronte sindacale in continuo mutamento. Finito il vertice con l’azienda, si sono confrontati. Anche duramente. Tutti vogliono il bene dei lavoratori, certo. Il problema è uno: che cosa è il bene dei lavoratori? Una risposta netta, definitiva, davanti a un’azienda che ha confermato con ancora più decisione di voler licenziare, con i tagli maggiori per il settore degli assistenti di volo, non c’è. Lo vuole chi dice: tutti salvi, faremo causa? Lo vuole chi dice: proviamo a salvare quanti più posti, settore per settore?

Prima del 9 dicembre, una risposta dovrebbe arrivare. Perché dopo quel giorno la trattativa si sposta a Roma, al ministero, per altri 30 giorni in cui i margini di manovra, per il tempo che scade, rischiano di essere meno ampi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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