I sindaci: neanche un euro dal governo
I primi cittadini replicano alle accuse del sottosegretario: ma quali ritardi, non ci fanno spendere neanche le nostre risorse
SASSARI. Intrappolati in un fango di burocrazia. I sindaci colpiti dall'alluvione si trovano inchiodati dal paradosso della politica italiana, fatta di tanti annunci e pochi atti. L'accusa arriva dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio. Ai sindaci viene contestato di non avere speso le risorse per la lotta all'alluvione per una loro inerzia. Risponde in modo netto il sindaco di Torpè Antonella Dalu. «Di sicuro Delrio non parlava del mio Comune – dice il primo cittadino–. Il motivo è semplice, a Torpè non è stato destinato neanche un centesimo. Mi sorprendono le sue parole. Ci sono danni per oltre un milione di euro e fino a oggi non è arrivato un euro».
Zero euro. Non si nasconde il sindaco di Nuoro Sandro Bianchi. «La prima cosa che viene da dire è che Delrio non sa di cosa parla – afferma –. È un fatto grave. Vorrei tanto che arrivassero le risorse per l’alluvione, come i fondi per le scuole. Poi dimostreremo in modo semplice come neanche un euro resterà nelle casse del Comune. Fino a oggi non è arrivato un centesimo da parte dello Stato. Queste affermazioni sono gravi. Delrio venga da noi e gli spiegheremo quale è la realtà».
Il paradosso dei 5 milioni. La difficoltà che vivono i sindaci sono spiegate nell’itinerario dell’orrore burocratico che racconta il primo cittadino di Olbia Gianni Giovannelli. «Il governo aveva promesso di consentirci di spendere 5 milioni per lavori di messa in sicurezza delle zone a rischio alluvione. L’annuncio è di marzo – racconta Giovannelli –. Io preparo tutto per dare il via ai lavori. Ma il decreto arriva solo il 19 luglio. E nel testo si specificava che sarebbero state pagate solo le opere completate entro il 30 giugno. Una presa in giro. Capisco l’errore e lo segnalo. Arriva una seconda delibera. È di ottobre e stanzia risorse per opere completate entro dicembre. In altre parole si deve correre per riuscire a completare qualcosa. Capisco le parole di Delrio quando afferma che non tutte le risorse vengono spese, ma spesso è la burocrazia dello Stato a legarci le mani. Soldi non ce ne vengono dati, ma per paradosso il governo ci impedisce di spendere anche quelli che abbiamo in cassa. Da anni chiedo che venga sbloccato il patto di stabilità. Noi abbiamo un piano per azzerare il rischio alluvione. Serovono120 milioni di euro. Li attendiamo». Anche il sindaco di Arzachena Alberto Ragnedda contesta le parole di Delrio. «Se lo Stato concedesse la deroga sul patto di stabilità potremmo spendere i soldi a disposizione e destineremmo volentieri le risorse alla prevenzione del rischio idrogeologico. Ma i sindaci non possono fare nulla, anche se nei bilanci ci sono diversi milioni di euro. In questo anno abbiamo affrontato tutti gli interventi di ripristino con i soldi comunali. Dalla Regione sono arrivati appena 100mila euro. Dallo Stato nulla».
La rabbia dell’Anci. Anche il presidente dell’Anci, Piersandro Scano risponde a Delrio. «All’opinione pubblica sarda è arrivato questo messaggio: i comuni hanno a disposizione 2.3 miliardi che non spendono per inerzia. Delrio spieghi voce per voce dove sono questi 2,3 miliardi. Siamo noi sindaci sardi a ricordargli che il patto di stabilità ci impedisce di spendere i denari che abbiamo in cassa. I governi hanno solo promesso un allentamento. Noi diamo al sottosegretario Delrio anche una cifra. I comuni sardi hanno stanziamenti e, in gran parte, anche liquidità di cassa, bloccati dal patto di stabilità, per un importo superiore a 500 milioni».
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