La Nuova Sardegna

Da Shakespeare al burlesque ad Ambra

Da Shakespeare al burlesque ad Ambra

Il cartellone Cedac al Nuovo Teatro Comunale di Sassari

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SASSARI. Al via la campagna abbonamenti per la Stagione di prosa 2014/2015 al Nuovo Teatro Comunale organizzata dal CeDAC con il patrocinio e il sostegno del Comune di Sassari, nell'ambito del XXXV Circuito Teatrale Regionale Sardo: otto titoli in cartellone (più uno spettacolo fuori abbonamento) dal 15 dicembre 2014 al 10 aprile 2015, tra classici capolavori e testi contemporanei, sotto lo slogan un po' pirandelliano "Giù la maschera" che mette l'accento sull'arte della scena, capace di mettere a nudo la verità.

Tra i protagonisti, Michele Placido che il 15 inaugurerà la stagione con il "Re Lear" di William Shakespeare, tragedia elisabettiana sul gusto e la perdita del potere e la fragilità umana; e ancora artisti come Franco Branciaroli, regista e interprete dell'"Enrico IV" di Luigi Pirandello, per un'indagine sul sottile confine tra follia e ragione; e pure un'inedita Ambra Angiolini alle prese con l'ironia surreale di Stefano Benni.

Soprattutto commedie (e una nota di burlesque) per ridere o almeno sorridere e riflettere - in leggerezza - sul senso della vita in una stagione che affianca ai grandi interpreti della scena giovani e interessanti compagnie, per raccontare ciò che siamo - e siamo stati - in un vivido affresco della società.

«Ho frequentato Shakespeare nei più teneri anni dell'adolescenza – dice Michele Placido, che firma la regia con Francesco Manetti –, improvvisando rappresentazioni notturne per i miei compagni paesani (ricordo un "essere o non essere" finito con un gavettone d'acqua), iniziai la mia carriera proprio come attore nel ruolo del "muro" nel "Sogno di una notte di mezza estate" con la regia di Orazio Costa; ho poi interpretato: il bastardo nel "Re Giovanni" con la regia di Fortunato Simone, Calibano ne "La Tempesta" con la regia di Strehler, Petruccio ne "La Bisbetica Domata" con la regia di Dall'Aglio, Macbeth e Otello con la regia di Bellocchio e Calenda».

«Solo l'assidua frequentazione del mondo di Shakepeare in questi anni tormentati della nostra storia – prosegue Placido – mi ha dato coraggio nel proseguire il cammino senza sorprendermi dell'orrore che noi uomini siamo capaci di scatenare» .

Re Lear, si legge nelle note di regia, esplora la natura stessa dell'esistenza umana: l'amore e il dovere, il potere e la perdita, il bene e il male, racconta della fine di un mondo, il crollo di tutte le certezze di un'epoca, lo sgomento dell'essere umano di fronte all'imperscrutabilità delle leggi

All'inizio del dramma Lear rinuncia al suo ruolo, consegna il suo regno nelle mani delle figlie, si spoglia dell'essere Re, pilastro e centro del mondo, per tornare uomo tra gli uomini, rifarsi bambino e in pace "gattonare verso la morte".

«Come un bambino pretende l'amore – continuano Placido e Manetti – Lear esige in cambio della cessione del suo potere, che le figlie espongano in parole i loro sentimenti per lui». Ma Cordelia, la più piccola, sa che l'amore, il vero amore non ha parole e alla richiesta del padre può rispondere solo: "nulla, mio signore". È questo equivoco, questo confondere l'amore con le parole, che, nel momento in cui le altre figlie si mostreranno per quello che sono, farà crollare Lear rendendolo pazzo.

E con Lear è il mondo intero che va fuor di sesto, la natura scatenata e innocente riprende il suo dominio, riporta gli uomini al loro stato primordiale, nudi e impauriti, in balia di freddo e pioggia a lottare per la propria sopravvivenza, vermi della terra.

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