Bruciate due auto di dirigenti Meridiana
Olbia, donne manager sotto tiro nella notte. La società: gesto inqualificabile La condanna della Cgil e dei “dipendenti silenziosi”: «No alla violenza»
OLBIA. Due auto bruciate nella notte. Una alle 2,45 a Pittulongu, l’altra alle 3 a Sa Marinedda. I fatti sono collegati, secondo polizia e carabinieri. Perché appartengono a due donne. E soprattutto a due dipendenti di Meridiana. La prima auto a essere stata colpita è quella di Micaela Picciolini, responsabile del personale di terra; la seconda è di Rosella Iandolo, dirigente degli affari generali. In entrambi i casi è stato trovato liquido infiammabile.
Le indagini. Dice Fernando Spinicci, capo della polizia di Olbia: «Sembra un atto di ritorsione verso chi rappresenta Meridiana». Le indagini si muovono decisamente in quella direzione. Chi ha voluto colpire due dipendenti della compagnia nel momento di massima tensione per via dei licenziamenti? Quanti sono stati ad agire? Con quale inquietante obbiettivo? Secondo polizia e carabinieri, a entrare in azione potrebbero essere stati più attentatori. Anche per la scelta degli orari: due raid a distanza di 15 minuti l’uno dall’altro. Un’azione pianificata, dunque. Che ha messo in difficoltà i vigili del fuoco. Un mezzo (l’unico in servizio) si è mosso dalla base di Olbia per andare a Pittulongu. Quando è scoppiato l’incendio nella seconda auto ha dovuto intervenire un mezzo dei vigili del fuoco di Arzachena. Un duplice attentato che potrebbe essere chiarito anche grazie alle immagini: numerose telecamere, soprattutto a Sa Marinedda, hanno ripreso il passaggio di auto (e soprattutto) persone a quell’ora.
La sequenza. Il primo raid incendiario, alle 2,45, tra via Ponente e via Ciclone, a Pittulongu. II fuoco è stato dato alla Fiat 500 di Micaela Picciolini, di Roma, in questo momento in ruolo chiave dentro Meridiana. Il suo superiore diretto è Paolo Carcone, direttore delle relazioni industriali. Lei è la responsabile della gestione del personale di terra e, in questa veste, spesso partecipa alle trattative con i sindacati sui licenziamenti. La sua auto è andata distrutta; quella a fianco alla sua è stata in parte salvata dal lavoro dei vigili del fuoco.
I pericoli. Il secondo attentato alle 3, in via Palazzeschi, una via alle spalle del centro commerciale Auchan. A essere colpita è stata la Peugeot 508 di Rossella Iandolo, sassarese, dirigente della compagnia (è la direttrice degli Affari generali). La macchina è andata distrutta e altre tre, parcheggiate a fianco, hanno subìto danni. Ci sono stati momenti di panico, perché le fiamme hanno lambito 8 bomboloni del gas e le siepi di una palazzina. I residenti della zona hanno sentito forti scoppi, vetri e pneumatici che scoppiavano. In via Palazzeschi sono arrivati i vigili del fuoco, ma da Arzachena: c’è voluta una mezzoretta.
Le tensioni. Un clima pesantissimo, quindi. Che l’azienda, un sindacato (Cgil) e un gruppo (la maggioranza silenziosa, quella dei dipendenti del terra) condannano. «Si tratta di gesti inqualificabili, finalizzati, messi in atto da persone irresponsabili, che offendono la storia di un'azienda che, in oltre 50 anni, mai ha registrato atti così gravi - scrive la società -. L'azienda condanna qualsiasi comportamento violento, ingiustificabile e gravissimo, ed esprime tutta la propria vicinanza e solidarietà ai propri dipendenti. L'auspicio è che i responsabili vengano identificati rapidamente. Meridiana è certa che tutta la comunità sociale e politica della Sardegna si stringerà attorno ai lavoratori e ai loro rappresentanti, aiutandoli a riaffermare la necessità di un clima sereno, condizione indispensabile per affrontare questa delicata fase, garantire la sopravvivenza aziendale e il massimo sostegno ai nostri lavoratori».
Note. «Condanniamo i vili quanto criminali episodi accaduti - scrive in una nota Arnaldo Boeddu, segretario regionale Filt - Esprimo solidarietà e vicinanza alle persone colpite dagli attentati e non intendo non sottolineare non solo la totale lontananza ma anche la ferma condanna per coloro i quali hanno posto in essere quelli che vengono definiti come veri e propri attentati. Tali atti, oltre che colpire le persone direttamente interessate, alle quali va la solidarietà personale e di tutta la Cgil, non aiutano il proseguimento delle trattative col gruppo Meridiana per trovare una soluzione ai 1.634 esuberi».
Le posizioni. «Desideriamo condannare con forza gli atti compiuti ai danni delle auto in uso alle nostre due colleghe - scrive in una nota il gruppo “maggioranza silenziosa”. Quanto accaduto, lungi dall’avere alcuna relazione con la pacifica espressione di opinione andata in scena avant’ieri, è da isolare e inquadrare quale conseguenza di comportamenti individuali, irresponsabili e violenti, che non appartengono al dna dei lavoratori Meridiana. Tutti, indistintamente, rifiutiamo qualsiasi tentativo di far apparire le diverse forme di protesta in contrapposizione. Nessuna contrapposizione, solo un metodo e un approccio diverso. Non vogliamo gli steccati, gli insulti, le divisioni. Vogliamo che la trattativa sia condotta in un clima civile, con l’unico obiettivo di arrivare all’esito migliore possibile. Salvare tutti o nessuno è per noi un bellissimo slogan lontano dalla realtà. Salvare più lavoratori possibili è un obiettivo realizzabile. E a quello noi puntiamo».
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