Il premio Nobel Giorgio Parisi: «Così abbiamo analizzato i segreti dei voli degli storni»

Storni in una foto di Mauro Sanna

Riproproniamo una intervista pubblicata qualche tempo fa sulla Nuova Sardegna

SASSARI.«Dopo gli storni analizzeremo nugoli di moscerini e banchi di pesci: vogliamo capire se alcune forme associative sono paragonabili a comportamenti dell'uomo, ad esempio nelle tendenze per l'abbigliamento». Zoologia e moda d'improvviso a braccetto, insomma: roba da non crederci. Ma Giorgio Parisi (neo premio Nobel per la fisica, ndr) è un moderno Leonardo da Vinci. Sbarlodisce. Intacca certezze apparenti. E va ascoltato sino in fondo. Fisico teorico tra i più autorevoli al mondo, è professore di teorie quantistiche all'università La Sapienza.

A suo tempo allievo di Nicola Cabibbo nel dipartimento che fu di Enrico Fermi ed Ettore Majorana, coordina lo studio internazionale che per la prima volta ha svelato i rebus delle acrobazie fatte all'unisono dagli storni. Otto mesi col naso all'insù sempre a rimirare le evoluzioni. Giorni interi di filmati per interpretarne i movimenti alla luce di leggi fisiche. Duecentomila fotografie. Ma, in fondo, solo l'ultima fatica per Parisi, una vita di scoperte su particelle elementari, sistemi disordinati, transizioni di fase e meccanica statistica. Con interessi che spaziano dalla biologia ai computer.

E una lunga serie di successi. Seguiti da una quantità di riconoscimenti: nel 1992 la Medaglia Boltzmann, nel '99 il Premio Dirac, nel 2002 la Medaglia Fermi, nel 2005 in Friuli il Nonino come «maestro italiano nel mondo» e il Dannie Heineman Prize for Mathematical Physics a Los Angeles, nel 2007 il Microsoft della Royal Society and Academie des Sciences. Cinquantanove anni, romano, il docente è accademico di Francia e dei Lincei. Ha scritto tre libri e vanta oltre 500 pubblicazioni su riviste internazionali. Tutto nonostante i finanziamenti pubblici col contagocce, come denunciato in una puntata tv di «Report». E tutto al di là delle recenti polemiche sulla visita di Benedetto XVI alla Sapienza che lo hanno visto tra i firmatari di una lettera nella quale si parlava di «evento incongruo» per le posizioni espresse dal papa su Galileo.

- Professor Parisi, di quali fondi ha beneficiato questo studio sugli storni che ha meritato la copertina della rivista Physics Today?
«È partito grazie a uno stanziamento europeo nel progetto Starflag: starlings in flight, ossia storni in volo».

- Quanti centri di ricerca ha coinvolto?
«Sette. Di cinque Paesi diversi: Francia, Olanda, Germania, Ungheria, Italia».

- E le persone interessate alle indagini?
«Una decina a Roma, una trentina all'estero».

- C'è stata una settorializzazione degli interventi?
«Ciascun centro si è occupato di situazioni specifiche. L'istituto di ornitologia tedesco, per esempio, potendo contare su una grande camera a vento lunga diverse decine di metri dove gli uccelli volano liberamente, ha seguito soprattutto queste osservazioni».

- Ci si è basati sull'elaborazione di particolari immagini.
«Per l'esattezza, immagini stereoscopiche ad alta definizione analizzate con tecniche ispirate ai metodi della fisica statistica».

- Quali i risultati?
«Ricostruire la posizione tridimensionale dei singoli individui nello stormo. Il che ha consentito di fare una scoperta imprevista, contraria a quanto si pensava finora».

- Cioè?
«Ogni singolo storno non interagisce con tutti gli altri individui a una certa distanza. Ciascuno tiene sotto controllo un numero fisso di suoi simili, 7-8, indipendentemente da quanto sono lontani: segue insomma un singolo spezzone del volo collettivo».

- Come mai?
«Forse un 'trucco" che permette agli uccelli di ricompattarsi molto rapidamente quando ci si deve disperdere a causa di un attacco».

- Nel mondo erano mai stati fatti esperimenti del genere in passato?
«Solamente con gruppi di 30-40 volatili. Noi abbiamo raccolto e analizzato dati che a volte hanno riguardato persino ottomila uccelli e stormi di oltre tremila esemplari. Significa un cambiamento di proporzioni e di rapporti».

- Perché le stesse regole dovrebbero valere per i pesci o i moscerini?
«Una volta costruiti i modelli delle interazioni tra gli storni, bisognerà comprendere se sono applicabili ad altri animali. Ma stiamo ancora vedendo come superare certe difficoltà tecniche: per esempio, dove sistemare le macchine per riprendere i moscerini o come fotografare i pesci»

- E per quanto riguarda i comportamenti umani?
«Com'è naturale, l'idea di fare analogie e stabilire possibili equivalenze va vista con equilibrio e cautele, magari più come una metafora. La questione, comunque, rimane quella di verificare se tecniche matematiche siano rappresentative di certi atteggiamenti».

- In che modo?
«Valutando se uomini e donne, in determinati casi, si muovono sulla base del comportamento dei vicini. Significativo potrebbe rivelarsi il trend con il quale i singoli si uniformano a una moda. Ma prima dovremo completare tutte le analisi sugli animali».

- Con quali strumenti, professor Parisi?
«Ora andremo avanti con altri fondi: proseguiremo lo studio già avviato nell'ambito dell'attività di ricerca scientifica ordinaria, con stanziamenti più piccoli».

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