Ceci e zafferano nell’arida Marmilla
Le sorelle Setzu, entrambe laureate, gestiscono da 13 anni un’azienda tutta al femminile
LUNAMATRONA. La Marmilla è una terra dura. Nei campi, poca acqua e molto sudore. Un'area critica, considerata svantaggiata per l'agricoltura. Monica Setzu, 41 anni, laurea in Scienze naturali, responsabile regionale di Coldiretti Donne Impresa, ha raccolto, tredici anni fa, il testimone di quattro generazioni di contadini e, insieme alla sorella Maria Cleofe, 44 anni, laurea in Scienze Politiche, gestisce un'azienda, tutta al femminile, nelle campagne di Lunamatrona. Su un'estensione di trenta ettari, la “Società semplice Setzu” produce cereali, leguminose e, di recente, ha avviato un impianto sperimentale di zafferano. Sulla porta di casa, un cartello in ordinati caratteri Times, con la scritta “si vendono ceci”, avverte che la distanza tra il produttore e il consumatore è molto breve.«Produciamo cereali, grano, orzo, leguminose, mandorle. Il nostro è, in prevalenza, un mercato locale, di vendita diretta, a chilometro zero. Vogliamo difendere i prodotti locali, salvaguardare le biodiversità, affermare la tracciabilità», dice Monica Setzu, che a sostegno di questa linea è andata alla frontiera del Brennero, con la delegazione sarda della Coldiretti, a bloccare i Tir carichi di merci straniere. Il ritorno dei giovani alla campagna non è, per Monica Setzu, necessariamente una scelta imposta dalla crisi. «La terra non è solo la nostra storia, è il nostro futuro. Dobbiamo riaffermare il valore del lavoro agricolo che non sempre ha avuto la dignità che merita. Certo – sottolinea – il lavoro del contadino non è facile. Ci sono molti problemi per chi fa impresa agricola, dalla difficoltà dell'accesso al credito, che per le donne è ancora più difficile, alla dipendenza dalle condizioni climatiche, alla burocrazia che blocca ogni cosa. La maggior parte delle aziende, nella nostra zona, sono molto “parcellizzate”, si sviluppano su terreni distanti tra loro. Occorrerebbe un'azione di riordino agrario, ma è un procedimento molto complesso. A Pauli Arbarei, poco distante da qui, il riordino è durato 15 anni. È stato portato a termine , ma è rimasto sulla carta». Per la “Società semplice Setzu” è venuto, ora, il momento di diversificare attività e prodotti. «Abbiamo un progetto per la realizzazione di un laboratorio di trasformazione di prodotti aziendali. Un agri birrificio artigianale, il primo in Sardegna: dalla coltivazione del prodotto alla spillatura della birra. Riprenderemo, dopo una pausa di alcuni anni, anche la coltivazione del melone in asciutto . Un prodotto d'eccellenza che ha trasformato un handicap, l'aridità dei terreni, in una qualità superiore». C'è, anche un'altra ragione, forse più importante ancora della fuga dalla crisi, per favorire il ritorno alle attività agricole: «Il contatto con la natura, il lavoro all'aria aperta – assicura Monica Setzu – è un toccasana per il fisico e per la mente» (f.t.)
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