La Nuova Sardegna

IL DIBATTITO

di Silvia Lutzoni Si è chiuso il seminario di studi internazionale intitolato «La metamorfosi digitale/2. Archivi, biblioteche, filologia», che in due intense giornate di studio ha tentato di fare il...

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di Silvia Lutzoni

Si è chiuso il seminario di studi internazionale intitolato «La metamorfosi digitale/2. Archivi, biblioteche, filologia», che in due intense giornate di studio ha tentato di fare il punto sulla riflessione sugli archivi letterari e sulle biblioteche ai tempi della più importante rivoluzione della comunicazione dall’età di Gutenberg.

Fine della carta?

Una riflessione che non può non partire dalla constatazione del fatto che il lettore classico, vale a dire il lettore del libro cartaceo, è destinato a diventare sempre più residuale: un dato con il quale saranno proprio le biblioteche a dover fare i conti. Per questo gli organizzatori del seminario hanno chiamato a discuterne, a conclusione della prima giornata di studi, in una tavola rotonda animata da Duilio Caocci (dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica dell’Università di Cagliari), alcuni fra i nostri più affermati narratori: Alberto Capitta, Bruno Tognolini, Flavio Soriga e Rossana Copez.

Lettura e bambini

Se Copez si è concentrata sull'obiezione che spesso si pone, ogni volta che si discute di ebook, quella per cui un libro digitale non ha nulla del fascino della pagina cartacea, nulla del fascino del fruscio della carta e della suggestione dell'odore dell'inchiostro; e se Flavio Soriga ha insistito su ciò che l'incremento della fruibilità dei testi ha comportato soprattutto per gli scrittori; Capitta e Tognolini hanno spostato, invece, l'obiettivo sulla lettura e soprattutto sul rapporto dei bambini e dei ragazzi con la lettura al tempo della digitalizzazione, in sostanziale accordo sulla necessità di affrontare il rapporto delle nuove generazioni con la tecnologia.Lungi dal banalizzare la questione, Capitta ha subito individuato nelle nuove tecnologie uno strumento dalle potenzialità enormi. Per lo scrittore sassarese, però, queste sono state smarrite, quando non disattese, almeno finora. Dimostrazione ne è semplicemente il fatto che l'uso che i bambini e i ragazzi ne fanno è quasi esclusivamente limitato alla sfera dei social network: «Raramente vediamo i nostri ragazzi andare oltre le curiosità, oltre le conoscenze rapsodiche, e raramente li vediamo impegnati in ricerche approfondite. La loro è piuttosto una conoscenza da buco della serratura, laddove sono l'attrazione per l'osceno, la vanità e l'individualismo a prevalere».

Una rivoluzione

Capitta, tuttavia, non demonizza la tecnologia, anche se ritiene eccessiva l'enfasi sulla innovazione che ha ormai il sapore di una rivoluzione, seppure di un'innovazione senza codici e alla portata di tutti, e per questo depotenziata, dunque da ridimensionare. E aggiunge: «Un bambino è un organismo delicato che non può essere passivamente inquinato o congestionato con un surplus di informazioni e mezzi: questo comporta inevitabilmente la perdita dell'esercizio dell'immaginazione: il più grave dei danni. E' necessaria una selezione per qualità, nella quale le maggiori responsabilità spettano alla famiglia e alla scuola, che dovranno necessariamente deve portare un aggiustamento dei programmi, per esempio, che non dovranno appiattirsi sul gusto dei bambini e degli adolescenti, ma quantomeno tenere conto di cambiamenti di questi; così come c'è un'inadeguatezza del corpo insegnante, relativa alla conoscenza della macchina, che dovrà essere risolta al più presto».

Come in Matrix

Dello stesso parere è Bruno Tognolini, il quale, in collegamento Skype da Bologna con la Sala Vestibolo dei Benefattori della Biblioteca Universitaria di Sassari, non ha tuttavia potuto partecipare al dibattito a causa di problemi di linea. Un malfunzionamento che scherzando Tognolini ha attribuito alle macchine, che, «come nella Trilogia di Matrix, non vogliono che gli umani parlino troppo di loro».

Grilli parlanti

Tognolini, che ha conversato con noi per telefono, ricorre al personaggio di Pinocchio per dire che è necessario che il Grillo Parlante impari a parlare la lingua di Lucignolo. La nostra cultura offre infatti ai nostri bambini e ai nostri adolescenti due tipi di strumenti: quelli del grillo parlante, vale a dire “un tipo di cultura più nutriente, che è quella che la mia generazione ha conosciuto, ma più noiosi; e gli strumenti di Lucignolo, vale a dire gli strumenti della tecnologia, gli smartphone, i tablet, i computer e via dicendo. Pinocchio, e cioè i nostri ragazzi, si ritrovano alle prese, dunque, da una parte con quel Lucignolo che tenta di corromperli, che dice loro che tutto si potrà fare senza fatica alcuna e che la scuola stessa non esisterà più; dall'altra si ritrova, invece, i rimproveri e gli avvertimenti del Grillo Parlante che gli prospetta un futuro da asino».

Nuovi strumenti

Tognolini, tuttavia non è del tutto pessimista rispetto a questa opposizione, sebbene la conseguenza inevitabile non potrà che essere un azzeramento della creatività dei ragazzi: «Insieme alla creatività si riduce la psicomotricità, da una parte, mentre dall'altra aumentano le sindromi da deficit dell'attenzione e la sindrome del bambino iperattivo. Certo, si tratta di strumenti diversi rispetto ai nostri: ed è compito dei bambini smontarli e rimontarli. Quando meno ce lo aspettiamo, ne sono convinto, li vedremo ricomporre questi strumenti in modi del tutto nuovi e sorprendenti. Ciò che per ora i ragazzi stanno facendo è tentare di sintetizzare forme di intelligenza a noi invisibili. Il Grillo Parlante dovrà imparare, insomma, a parlare la lingua di Lucignolo: solo allora i capolavori della letteratura, le narrazioni potenti, potranno arrivare ai ragazzi con una lingua adeguata, la lingua “lucignola”».

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