La Nuova Sardegna

“Sapiens sapiens” I sentieri della ricerca

di Paolo Curreli
“Sapiens sapiens” I sentieri della ricerca

Inaugurata la nuova mostra proposta dalla galleria Lem Gli ultimi 30 anni di sperimentazione artistica a Sassari

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SASSARI. La ricerca artistica a Sassari, più o meno sotterranea, controcorrente o seduttiva è in mostra al Lem, in via Napoli 8 fino al 5 gennaio, per "Sapiens Sapiens" l'evoluzione che percorre gli ultimi trent'anni - quelli epocali che hanno cambiato il volto della città-. Nessun tema da svolgere ma piuttosto testimonianza delle varie anime della ricerca. E l'impressione immediata è che non ci si trovi in una galleria d'arte di una cittadina di provincia. A cominciare dalla pittura sontuosa di Giovanni Manunta Pastorello, viaggio nel virtuosismo dove tele, pennelli e colori sono gli strumenti per immergersi nella pittura che si confronta con la sua storia, in mostra una delle sue "signorine" e un "astratto", figurativo e gestuale ma rifinito e raffreddato da un lavoro sulle superfici che riporta la sua opera nei colori e materiali della modernità seducente. Anche Max Mazzoli presenta un olio su tela con una luminescente ferrovia, e la pittura, coma ha fatto per secoli, serve per riempire di magia il quotidiano.

Se il percorso segue i materiali classici, i grafismi con la china su carte vecchie e bustine per francobolli di Gianni Nieddu sono una interpretazione del disegno come una sonda nell'intimo da analizzare alla luce della perizia calligrafica. Tutta femminile sembra essere la cura meticolosa nella costruzione di medaglioni in plastilina bianca di Josephine Sassu, ma il tema del grazioso si perde subito nello sguardo inquieto della civetta o nello strano sorriso della scimmia. Così com'è meticoloso e un po' da ironico "lavoro donnesco" il ritaglio del cartone nel quadretto proposto da Giulia Sini che incornicia, invece, un'immagine straniante da cui è difficile distogliere lo sguardo. Ma questi decenni non sono stati certo solo pittura e il monolite di Bruno Petretto testimonia l'esperienza personale e quella di quel luogo magico che è Molineddu, un uliveto teatro ormai da più di un decennio della sperimentazione più new age – e land art se vogliamo – a Sassari. Una colonna si erge fino al soffitto, pesante e legata da un materiale così simbolico come la corda, ma è la meraviglia del vuoto che la interrompe riempito da fragili uova e steli viventi d'erba che racconta la potenza e il senso dell'opera. Enrico Pugioni si nasconde alla vista e il suo filo rosso che percorre la parete, va cercato con attenzione, come l'angolo illuminato da una lampada dove Danilo Sini presenta un pezzo firmato "c053gl@Vi5t3". Il gioco mimetico prosegue con la porta fotografata da Gianni Ruggiu e installata su una colonna per un perfetto "trompe l'oeil" urbano. Giorgio Urgeghe ingrandisce e monumentalizza il modulo da presentare in parrocchia per il rifiuto del battesimo cattolico. Giuseppe Flore ironizza con un mantello draculesco che si regge da solo come se il vampiro fosse invisibile. Il filmato di Pino Squintu documenta il “consumo” dell'arte presentando in looping inaugurazioni e visite a esposizioni. Antonella Spanu incornicia la porta con una serie di lettere dorate, mentre Giulia Sale fa specchiare la città che scopre il suo volto, periferico e anonimo, attraverso una sua foto trasparente montata su uno specchio.

(paolo curreli)

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