La Nuova Sardegna

Wallner: non mi arrendo, chiedo ancora giustizia

di Paolo Merlini
Wallner: non mi arrendo, chiedo ancora giustizia

Il marito dell’imprenditrice parla il giorno dopo l’assoluzione di tutti gli imputati «Rispetto la sentenza, ma ho la convinzione di sapere chi ha ucciso Rosanna»

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NUORO. «Provo una sensazione spiacevolissima, dire che sono molto amareggiato non basta a spiegare le mie emozioni. I miei figli lo sono quanto me, se non di più. Sono passati tredici anni dall’omicidio di mia moglie e non c’è ancora un colpevole assicurato alla giustizia. Io personalmente non mi arrendo, ho intimamente la profonda convinzione di sapere chi ha ammazzato Rosanna. Ma rispetto la sentenza».

Stefano Wallner parla al telefono da Verona. La voce incrinata da una bronchite che lo costringe a non muoversi da casa, il tono amareggiato ma non rassegnato, risponde alle domande del cronista il giorno dopo la sentenza della corte d’assise di Cagliari che ha assolto i presunti autori, mandante ed esecutore materiale, dell’omicidio di Rosanna Fiori. Non è rassegnato perché in questa vicenda, dal delitto della moglie sino al destino della loro azienda Barbagia Flores, ha già visto di tutto: indagini che dopo otto anni sembravano destinate all’archiviazione, poi l’improvvisa svolta con le prime incriminazioni, gli arresti,  ora l’assoluzione nel processo di primo grado e la sensazione che forse bisognerà ripartire da zero. Se si ripartirà. Accanto a questo, ha visto andare in rovina nel volgere di un paio di stagioni l’azienda nella quale erano stati investiti 30 miliardi di lire, e che prometteva di diventare uno dei vivai più importanti del sud Europa. Inutilizzata, pignorata e caduta in rovina, è stata venduta a un’asta fallimentare per appena 40mila euro quattro anni fa. Le rovine di Barbagia Flores fanno mostra di sé lungo la statale 389, al bivio di Villanova Strisaili. Cinque ettari di serre ridotte a scheletri arrugginiti, devastate dall’incuria e dai vandali, in una piana brulla e sterminata. Danno un senso di desolazione anche perché è inevitabile associarle al delitto dell’imprenditrice. Stefano Wallner, per anni presidente nazionale di Confagricoltura, solido imprenditore veneto, e Rosanna Fiori, nata a Cagliari ma di origini sassaresi, una parentela con il presidente Francesco Cossiga e amicizie importanti come i coniugi Berlusconi, sognavano che questa parte di Sardegna diventasse la California del Mediterraneo. Non avevano fatto i conti con «un manipolo di deliquenti», come li ha poi definiti Wallner, con cui erano impossibile confrontarsi, perché avevano sostituito alle parole il linguaggio delle bombe e delle fucilate. Una storia di violenza che sembra riportarci indietro di secoli, alle bardane ottocentesche, e che invece si è svolta all’inizio del terzo millennio, a dieci chilometri da spiagge e villaggi turistici affollati da inconsapevoli villeggianti.  

«Barbagia in fiore», titolava il Corriere della Sera nel febbraio 1996, giocando sul cognome della donna e il nome dell’azienda, in un articolo che raccontava la scommessa dei due imprenditori. Oggi ne resta un fiore reciso e calpestato: quella serra gigantesca e spettrale è un monumento all'odio degli uomini. E il cartello all’ingresso del paese che declama il primato mondiale di Villanova quanto a longevità maschile acuisce un senso di paradosso, se si pensa che a poche decine di metri di distanza è stata barbaramente uccisa una donna. Il giorno dopo la sentenza, Wallner ha sempre parole di stima verso il procuratore Fiordalisi, e di riconoscenza verso l’avvocato Mario Lai che ha sostenuto la parte civile nel processo. È un gentiluomo d’altri tempi, e si esprime di conseguenza. «Mi permetta di dire che trovo indecente, e lo confermo con una certa rabbia, il modo in cui a Lanusei fu affrontata l’inchiesta nell’immediatezza del delitto. Fu assolutamente inadeguato. E non mi riferisco a carabinieri e polizia, che hanno fatto sempre il loro dovere». Poi ci sono i milioni di euro persi nell’azienda. Dal 1995, anno dell’inaugurazione, al 1999, Barbagia Flores «dava frutti magnifici», dice Wallner. Dotata di tecnologie all’avanguardia, nel 1996 occupava 35 dipendenti, nelle serre crescevano 500mila piante. L’obiettivo era portarle a quattro milioni l’anno. E raggiungere i mercati esteri. Non è andata così. L’imprenditore veronese ce l’ha con chi ha ucciso la moglie, ma anche «con le banche sarde, che si sono comportate malissimo, una in particolare». E da queste parti non c’è più passato. «Non ce la farei a vedere cosa resta dell’azienda». Anche i figli non vengono più in Sardegna («sono terrificati solo all’idea, l’amavano profondamente»), lo hanno fatto solo per deporre al processo. E ora cosa accadrà? «Io personalmente non mi arrendo. Non so se la procura di Lanusei ricorrerà in appello, o se lo farà la procura generale, non sono un esperto di questi argomenti.So solo che non può finire in questo modo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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