La Nuova Sardegna

Il sindaco: imboscata inspiegabile

di Tore Cossu
Il sindaco: imboscata inspiegabile

Amarezza nelle prime reazioni, presto un vertice sulla sicurezza con il prefetto

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SILANUS. «Il paese stava piano piano uscendo dall’ultimo delitto. La gente aveva cominciato a reagire con dignità: voleva voltare pagina. Le associazioni si stavano adoperando per promuovere iniziative culturali e ricreative. C’è stato il concerto polifonico di Natale e una serata danzante. L’ultimo fattaccio rischia di vanificare tutto». Questo il primo commento del sindaco di Silanus Luigi Morittu, tra i primi ad accorrere a “Contonale” per sincerarsi di quanto accaduto a un chilometro di distanza dal centro abitato. Quasi quasi non ci voleva credere che nel suo paese i fucili avessero di nuovo tuonato, a poche settimane di distanza dall’uccisione di Bachisio Cossu. Questa volta, per fortuna, i fucili non hanno sparato a morte.

«Un episodio inspiegabile, anche perché messo a segno nei confronti di una persona e di una famiglia ben voluta e stimata – ha detto il primo cittadino –. In questi giorni incontrerò il prefetto di Nuoro per sollecitare iniziative». Sulla stessa lunghezza d’onda Giovanni Deriu, assessore comunale: «Un atto che va condannato con fermezza – ha detto l’amministratore – Il paese deve reagire, non lasciarsi avvolgere dalla spirale dell’ odio e della vendetta». Tanta la gente che ieri si è precipitata sulla strada rurale, nell’azienda di Peppino Mozzo. Tutti si sono stretti attorno ai familiari dell’ex infermiere con la passione per la campagna, nei confronti del quale hanno manifestato ampia solidarietà. «Un grande lavoratore, una persona onesta e laboriosa». Questi i commenti a caldo dei curiosi che si sono avvicinati sul posto dell'agguato, presidiato da decine di carabinieri. In questi giorni Peppino Mozzo stava sradicando una parte del vigneto per convertire la coltivazione a oliveto. Aveva messo a dimora numerosi alberi di ulivo. Qui a “Contonale” veniva spesso, anche perché tutti i giorni portava da mangiare ai maiali che alleva nella porcilaia attigua all’ormai ex vigneto. Il mancato killer ha comunque dimostrato di avere molto sangue freddo anche perché ha agito in pieno giorno e su una strada molto trafficata da allevatori e agricoltori, a qualche decina di metri dalla vecchia statale 129. Lo sparatore ha corso seriamente il rischio di essere visto. Pochi secondi prima dell’arrivo della Fiat Panda bianca dei Mozzo su quella stradina era transitata un’ altra auto con a bordo un allevatore del paese che si stava recando nel suo ovile. Per nascondersi, il malvivente ha sistemato alcuni rami di ulivo vicino al muro. Un agguato quindi pianificato e studiato in tutti i particolari.

Molto probabilmente a scompaginare il piano è stata la presenza di Michele Mozzo che ieri mattina faceva compagnia al padre. Dopo essere andato in pensione, Peppino Mozzo, che ha lavorato come infermiere professionale negli ospedali di Sassari, Bosa e Macomer, dove si è fatto apprezzare per le indubbie qualità umane e professionali, si era dedicato alla campagna. Aveva messo su un allevamento di maiali, un vigneto e alcuni appezzamenti coltivati a ulivo. Di recente ha acquistato un trattore che Michele utilizzava per i lavori pesanti. «Non meritavano di finire nel mirino», dicono adesso a Silanus. Un agguato insomma inspiegabile. Almeno per ora.

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