Caccia ai black bloc I pm indagano per devastazione
Renzi: «I teppistelli figli di papà non rovineranno la festa» Filmati al setaccio per individuare i contestatori violenti
ROMA. Il premier Matteo Renzi liquida le violenze di Milano con il consueto linguaggio spiccio: «Hanno cercato di guastarci la festa. Ma quattro teppistelli figli di papà non riusciranno a rovinare Expo. Milano è molto più forte di quello che questi signori pensano». Il giorno dopo, mentre la caccia ai black bloc è aperta, la città fa il bilancio dei raid degli incappucciati - 27 auto e 12 esercizi commerciali e banche danneggiati, segnali stradali e cassonetti distrutti, 11 agenti lievemente contusi - ma tira un sospiro di sollievo.
«L’Expo non si poteva macchiare di sangue dei manifestanti né delle forze dell’ordine - sottolinea il capo della Polizia Alessandro Pansa - Lasciare che alcune azioni violente venissero compiute è stata una scelta fatta a monte: sapevamo benissimo che gli obiettivi dei manifestanti violenti erano altri: volevano fare danni maggiori, raggiungere piazza Duomo e la Scala, distruggere i simboli di Expo in città. Milano ha pagato un costo, ma abbiamo evitato feriti gravi e danni maggiori». A risarcire sarà la Regione, che metterà a disposizione un milione e mezzo di euro: «Non vogliamo che siano i cittadini a subire le conseguenze dei gesti di questi delinquenti» annuncia il governatore lombardo Roberto Maroni.
Con un chilometro e mezzo di città messo a ferro e fuoco, la procura di Milano indaga con l’ipotesi di devastazione, un reato che prevede pene da 8 a 15 anni di carcere. Oltre alle cinque persone arrestate venerdì per resistenza, lesioni, getto pericoloso di cose e oltraggio, gli inquirenti coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, che ha parlato di «straordinario lavoro delle forze dell’ordine», stanno esaminando la posizione di una decina di persone, indagate, mentre ieri altri 14 manifestanti - operai, studenti e disoccupati tra i 31 e i 57 anni - sono stati denunciati dai carabinieri per porto di oggetti atti a offendere (fumogeni, bombe carta, fionde), detenzione di materiale esplodente, devastazione e saccheggio. Ma mentre i manifestanti lasciano la città gli investigatori non si fermano: i filmati delle telecamere di sicurezza e le immagini riprese dalle tv vengono passate al setaccio per cercare di identificare i protagonisti delle violenze che, dopo gli attacchi, hanno abbandonato in strada le divise nere e, com’è successo in via Trivulzio, dove in uno zaino sono state scoperte tre molotov, anche le “armi” della guerriglia.
«Quelli che se ne sono andati sono per lo più stranieri, venuti in auto o in treno, o gente arrivata da altre regioni. Molti speriamo di identificarli e andarli a prendere a casa loro, ma una parte è ancora in città» spiegano gli investigatori. Pullman con a bordo gruppi di antagonisti di ritorno da Milano sono stati perquisiti venerdì sera a Modena e in provincia di Torino. I contestatori dell’ala dura, secondo gli inquirenti, erano tra gli ottocento e i mille su circa 20mila manifestanti No Expo: circa 300 i milanesi, altrettanti provenienti da Torino, Roma, Firenze, Rovereto e Padova, 200 dall’estero, francesi e greci soprattutto, soggetti spesso noti che non potevano essere fermati alla frontiera perché comunitari .
Per i cinque arrestati il pm Piero Basilone ha chiesto la convalida degli arresti e la custodia in carcere: sono una precaria con precedenti per droga e furto, un ragazzo che lavora come commesso, una donna di 33 anni «molto attiva nel sociale», e due giovani, uno piemontese e l'altro di Lodi, incensurati. È stato intanto scarcerato e va verso l'espulsione (con arresto convalidato) Daniel Frank, il tedesco di 27 anni arrestato martedì nell’ambito delle perquisizioni in vista dell'apertura dell’Expo. Convalidato anche l'arresto di una italiana di 20 anni, accusata di resistenza e lesioni: giovedì, nel corso di una perquisizione, aveva colpito al volto un agente.
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