Consumo del suolo, asfaltati 590 chilometri

Il rapporto Ispra 2014: anche nell’isola il cemento avanza, allarme per la fascia costiera

SASSARI. Ogni giorno che scorre un pezzetto di Sardegna non c’è più. Asfaltata, soffocata, spesso offesa dal cemento che invade, si allarga e conquista anche spazi proibiti. Come quelli vicino al mare, per troppo tempo violati. O quelli più delicati, dove la natura da un momento all’altro può decidere di rivoltarsi e presentare il conto. Il rapporto Ispra sul consumo del suolo traccia una fotografia che fa riflettere. Nella quale la nostra isola, al netto dei tanti errori commessi, riesce a fare una figura tutto sommato buona rispetto ad altre regioni e alla media nazionale.

I dati. Quelli generali fanno paura. Dicono che ogni giorno spariscono 55 ettari, che significa 7 metri quadrati di territorio al secondo. E dicono anche che in Italia il cemento ha già coperto il 20 per cento della fascia costiera italiana, cioè oltre 500 chilometri quadrati. Spazzati via anche 34mila ettari all’interno di aree protette, il 9 per cento delle zone a pericolosità idraulica e il 5 per cento delle rive di fiumi e laghi. Un quadro devastante, un’emorragia che pare inarrestabile.

Nell’isola. Anche in Sardegna il cemento avanza. Ma i dati non sono allarmanti come in altre zone del Nord Italia caratterizzate da una forte infrastrutturazione industriale o del Sud, come la Campania, dove mattone e cemento sono regolati da altre logiche. L’anno scorso (periodo al quale si riferiscono i dati dell’Ispra), l’isola ha consumato il 4,2 per cento del suo suolo. Un dato inferiore alla media nazionale (7%) e più basso anche rispetto a quello delle regioni del Centro Sud. Complessivamente, in un anno in Sardegna sono stati coperti 590 chilometri quadrati, una goccia rispetto ai 21mila nel resto della Penisola. Ma non c’è da esultare, perché una quota di questi chilometri ha coperto porzioni di fascia costiera entro i 300 metri dal mare (38 chilometri) ed entro i 1000 metri (50 chilometri). Molto più estese, per fortuna le colate di cemento oltre i 1000 e 10mila metri dal mare (circa 500 chilometri).

Le province. In testa, per consumo del suolo, ci sono Sassari e Cagliari. La prima ha perso in un anno 11.991 ettari del suo territorio: coperti da asfalto, da capannoni, centri commerciali e nuove zone residenziali. La percentuale di suolo cancellato corrisponde al 2,8% del totale, lo stesso dato di Cagliari, dove gli ettari soffocati sono 12.919. Tra le altre ormai ex province, quella dove si è costruito di meno è l’Ogliastra: appena l’1,5% del territorio in un anno. Niente se confrontato con il dato di altre due realtà: Napoli (29,5) e Milano (26,4.

I rischi. C’è almeno un altro dato significativo. Riguarda il consumo del suolo nelle aree a rischio idraulico. Nell’isola sono 2600 gli ettari spalmati in zone a rischio, vicino ai fiumi, sull’alveo di corsi d’acqua, in zone collinari. Un mese fa l’Ispra ha diffuso il rapporto sul dissesto idrogeologico. In Sardegna sono 11941 le persone che abitano in aree esposte al rischio frane, molte di più – 96.498 – quelle che vivono in zone caratterizzate dal pericolo di alluvioni.

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