Asserragliati nel bus: «Qui non scendiamo»
Sassari, 30 profughi si ribellano: non vogliono essere ospitati a Palmadula Sciopero della fame sino a tarda sera. Difficoltà risolte per altri 80
SASSARI. Nel nord-ovest della Sardegna l’emergenza profughi si fa sempre più seria. Da lunedì notte trenta migranti africani degli oltre cento ai quali è stata garantita ospitalità in un’azienda agrituristica di Palmadula, nel cuore della Nurra, a quaranta chilometri da Sassari, si rifiutano di scendere dai pullman e fanno lo sciopero della fame. Nemmeno l'intervento del prefetto Salvatore Mulas, arrivato ieri mattina nella borgata assieme al questore Pasquale Errico e al sindaco Nicola Sanna, è servito a far cambiare idea al gruppo di ribelli che chiede con insistenza una sistemazione più vicina a un centro urbano. Eppure la struttura di Monte Allegru, per quanto risulti effettivamente piuttosto isolata dal capoluogo e necessiti di alcuni lavori (comunque in corso d'opera), è di sicuro accogliente e pulita. Non fosse altro perché era nata con l'obiettivo di ospitare vacanzieri ed è stata selezionata nei giorni scorsi proprio per evitare ai richiedenti asilo di continuare ad alloggiare all’interno dell’ex convitto di Santa Maria la Palma - quello sì, indecente -, nel quale erano stati sistemati subito dopo il loro sbarco nell’isola. Tuttavia durante la serata di ieri tra i contestatori asserragliati sui pullman è prevalso il buonsenso e in molti hanno deciso di ascoltare l’appello del rappresentante del governo. Non è dunque escluso che già stamattina la rivolta si esaurisca. Ma chi resiste nei bus, fa sapere: «Non mangiamo da ventiquattro ore e abbiamo disperatamente bisogno di cibo e acqua. Alcuni nostri compagni stanno per perdere i sensi, per favore aiutateci ad andare via da qui». In quelle stesse ore, comunque, un medico ha raggiunto il centro d’accoglienza e da quanto si è appreso non avrebbe rilevato situazioni sanitarie critiche. Nel frattempo il questore ha emesso un’ordinanza per disporre regolari controlli da parte delle forze dell’ordine, anche per tranquillizzare gli abitanti della borgata vicina.
L’appello del prefetto. Grazie anche all’assistenza del dirigente dell’Ufficio immigrazione, nel corso della trattativa il prefetto Salvatore Mulas ha rivolto un appello ai leader della protesta. Parole di solidarietà, le sue. Ma anche molto ferme. «Vi chiedo di aiutarci ad aiutarvi – ha detto –, l’Italia sta facendo sforzi enormi per accogliervi tutti, e in questo momento non potete chiederci di più. Anche perché mentre noi parliamo il Mediterraneo è disseminato di imbarcazioni con dentro profughi che vogliamo mettere in salvo e sistemare in alloggi sani e decorosi. Noi vi stiamo venendo incontro con tutto il cuore – ha continuato il rappresentante del governo – ma pretendiamo che da parte vostra ci sia una collaborazione responsabile: quindi niente egoismi, per cortesia, e ricordatevi di tutte le donne e i bambini vostri connazionali che sono in mezzo al mare».
Frasi pronunciate con enfasi e capaci di convincere molti migranti a porre una firma su un elenco di nomi, quasi a siglare il contratto di pacificazione. Con chi non si è piegato, Mulas è stato invece inflessibile. «Se continuerete con questa protesta assurda – ha aggiunto – saremo costretti a rispedirvi nel vostro Paese: la nostra intenzione è quella di trattarvi con il massimo rispetto, ma pretendiamo rispetto anche da voi».
L’agro-residence. La stradina di campagna che conduce all’agro-residence di Palmadula è polverosa e piena di curve insidiose quanto lo è stata sinora la vita di chi vi alloggerà. Anche raggiungere la borgata a piedi è certamente faticoso per chi è privo di un mezzo. E di sicuro il bel panorama che si scorge dalle stanze dove sono stati sistemati i letti a castello non sarà sufficiente ad attenuare i disagi degli ospiti. Valentino Turra, titolare della struttura, assicura che sta facendo di tutto per accogliere i migranti nel miglior modo possibile: «Mi sono buttato in questa avventura pensando allo spirito umanitario – dice - e non a quello imprenditoriale: per il momento ho ordinato un catering da Sassari, ma prestissimo allestiremo una cucina industriale. E anche per i letti e ulteriori bagni ci stiamo attrezzando rapidamente, sono certo che chi deciderà di restare si troverà benissimo».
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