«Debole rilancio, restano nodi insoluti»
Nel dossier sull’economia timide speranze legate solo a part time e jobs act, pesa la fuga dall’isola di 22mila giovani
CAGLIARI. Le gambe sono quelle che sono, traballanti, e il respiro è sempre troppo corto. La Sardegna continua a essere debole. È schiacciata, soffocata da una crisi lunga, estenuante, però «nel 2014 sono emersi alcuni segnali che incoraggiano a credere in un miglioramento dell’economia» e «la voglia di rialzarsi dovrebbe rafforzarsi quest’anno». Diagnosi non pessima ma grigia, speranze alcune perché a qualcosa bisogna pur aggrapparsi e cauto, molto cauto, ottimismo: è tutto scritto nelle prime righe del rapporto della Banca d’Italia sullo stato dell’economia. Non c’è da spellarsi le mani, tutt’altro, lo sanno soprattutto i giovani. Nell’ultimo triennio oltre 22mila, molti i laureati, sono emigrati, per sfuggire a una disoccupazione generazionale arrivata a uno spaventoso 37 per cento, in aumento di quasi due punti rispetto al 2013. Lo sanno le famiglie: erano e restano all’angolo, con i consumi inchiodati ai livelli più bassi dall’inizio della recessione anche se l’occupazione è tornata a crescere seppure in misura moderata (+0,3) solo grazie ai contratti part time e c’è la previsione che qualcosa in più potrebbe arrivare con il jobs act. Lo sa chi fa impresa: boccheggia senza poter contare su un apporto significativo del settore pubblico e senza essere aiutato come dovrebbe dal mercato del credito. Il direttore della sede regionale di Bankitalia, Luigi Bettoni, è comunque sicuro nel dire: «Dobbiamo crederci nella risalita». Non è facile, ma bisogna almeno provarci a credere.
Il rapporto. Il prodotto interno lordo della Sardegna è diminuito ancora dell’1,8 per cento, ma la contrazione è stato meno spaventosa di quella del 2013, -2,5, che era stata drammatica (-3,4) due anni fa. Solo l’agroindustria e il turismo hanno avuto un sussulto, con risultati migliori della media negativa, mentre «gli altri settori sono in affanno», con le esportazioni cresciute appena dello 0,6 però sempre molto al di sotto del valore registrato prima del 2008, l’inizio della crisi.
Le famiglie. Nel 2014 il 24 per cento continua a essere senza lavoro e allo stesso tempo diminuisce il reddito a disposizione. Qualche segnale di ripresa c’è nella richiesta del credito e una lieve ripresa è stata registrata anche nei mutui immobiliari. Ma in generale «la debole domanda interna continua incidere in maniera negativa con i consumi che ristagnano e il prelievo fiscale è sempre significativo.
Le imprese. Nell’industria l’attività è aumentata, con una leggerissima ripresa degli investimenti ma «con un riflesso minimo sul fatturato». Per risollevarsi servirebbe più liquidità, ma i prestiti al settore produttivo sono diminuiti del 3 per cento spesso con questa motivazione da parte delle banche: «È ’aumentato il rischio degli insoluti». L’edilizia ha smesso di andare a picco più che altro per merito di una crescita di quella pubblica. Più arrivi e presenze nel turismo, l’agroalimentare cresce e il traffico merci è in espansione: sono questi gli unici dati positivi. Però bisogna avere fiducia nel futuro fino a sperare che lo stellone italico riprenda a risplendere.(ua)
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