La Nuova Sardegna

Bianchi tradito da un partito diviso

Bianchi tradito da un partito diviso

Dopo il flop si è già dimesso il segretario cittadino del Pd Francesco Manca

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NUORO. A Sandro Bianchi bisogna riconoscere il fatto che ci ha provato in tutti i modi a tenere in piedi una coalizione barcollante e poco coesa. Era il sindaco uscente e da condottiero orgoglioso qual è non poteva certo abbandonare la nave che stava affondando, come fece Schettino con la "Costa Concordia". Dopo aver evitato il pericoloso scoglio delle Primarie, Sandro Bianchi si è avventurato in mare aperto con la convinzione che sarebbe riuscito a tenere la rotta e arrivare a destinazione. Non aveva però fatto i conti con le insidie che il mare riserva anche ai comandanti più esperti e navigati. Ha affrontato le tempeste con la serenità del grande marinaio e virato da una parte all’altra per recuperare i naufraghi che durante le burrasche cadevano (ma forse sarebbero più giusto dire: si tuffavano per scappare) in mare. Non voleva perdere nessuno, perché sapeva che altrimenti non avrebbe mai raggiunto la destinazione.

Era convinto di non aver perso nessuno nel suo viaggio verso la sconfitta, ma giorno dopo giorno Sandro Bianchi si è reso conto che la sua sarebbe stata una traversata molto difficile. Perché quella che stava timonando non era più la corazzata che cinque anni prima gli aveva permesso di conquistare il Comune. I litigi, le divisioni, le gelosie, le smanie di potere, le piccole battaglie per i piccoli incarichi avevano lesionato in maniera quasi irreparabile la carena in acciaio della corazzata. Ma lui non poteva più tornare indietro, ormai il Partito democratico gli aveva affidato l'incarico. Chissà quante volte, in questo mese e mezzo di campagna elettorale, Sandro Bianchi avrà ripensato al momento in cui aveva accettato di mettersi alla guida della coalizione. Le incertezze spazzate via dall'intervento autorevole del Pd regionale, che poi l'ha quasi abbandonato visto che a Nuoro in questa campagna elettorale si è visto solo il segretario regionale Renato Soru, lui sì suo grande sostenitore. Ma la rinuncia alle Primarie gli è stata fatale. Le chiedevano all'interno del Pd e anche gli alleati, che poi comunque si sono quietamente allineati alla scelta arrivata dall'alto, tranne il movimento La Base che è andato a trovare fortuna con Andrea Soddu. Le primarie hanno aleggiato come un incubo sulla campagna elettorale. Tanto che molti l'hanno preso come un tradimento dello spirito pluralista del partito e si sono tirati fuori dalla competizione. Sandro Bianchi ha così dovuto ricucire tutte le lacerazioni. È anche riuscito nella miracolosa impresa di far riavvicinare due amici-nemici come il senatore Giuseppe Luigi Cucca e il consigliere regionale Roberto Deriu. Che hanno messo le loro truppe al servizio della causa, impegnandosi per cercare voti, organizzando iniziative politiche di sostanza e portando in città personaggi di spicco della politica nazionale: il ministero Graziano Delrio, l'eurodeputata Simona Bonafè, l'ex presidente della Commissione antimafia, Luciano Violante, il presidente della Regione, Francesco Pigliaru e più volte Renato Soru. Ma è stato inutile. Perché i nuoresi avevano voglia di cambiare e il Partito democratico non l'ha capito. Alcuni rappresentanti di spicco del Pd nuorese hanno continuato a illudersi che la vittoria sarebbe arrivata comunque, senza rendersi conto che gli scontri per la conquista del partito avevano lasciato troppi strascichi velenosi. La resa dei conti è arrivata in maniera drammatica. Quel cambio generazionale invocato da Matteo Renzi è ora più che mai indispensabile. Il primo a dare un segnale concreto è stato il "giovane" segretario cittadino, Francesco Manca, che si è dimesso dall'incarico. Potrebbe seguirlo a breve il segretario provinciale Antonio Arghittu. Due giovani immolati sull'altare di quel rinnovamento del Partito democratico nuorese che tutti vogliono a parole, ma non con i fatti. (plp)

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