Ancora fuochi d’artificio fra Maninchedda e il Pd
Nonostante l’armistizio Pigliaru-Soru, nel centrosinistra lo scontro non si placa L’assessore sulla Giunta: «Non è un capro espiatorio». I Dem: «Non esagerare»
CAGLIARI. L’armistizio è deciso, ma la pace duratura nel centrosinistra è ancora lontana e chissà se sarà mai raggiunta prima degli stati generali organizzati a metà luglio. È sempre così: quando l’alleanza sembra aver imboccato la strada del dialogo, o raggiunto un equilibrio seppure precario, ecco il diario di un’altra giornata scoppiettante.
Stavolta al centro della scena non sono finiti i soliti protagonisti e ancora meno Francesco Pigliaru, presidente della Regione, e Renato Soru, segretario del Pd. Stavolta a sfidarsi in regolar tenzone sono stati Paolo Maninchedda, assessore ai Lavori pubblici e presidente del Partito dei sardi, e ben tre pezzi da novanta del Partito democratico molto vicini al segretario Soru; i consiglieri regionali Pietro Cocco e Salvatore Demontis e Marco Meloni, deputato sardo eletto in Liguria.
Prima mossa. Come sempre e di primissima mattina anche ieri l’assessore Maninchedda sul suo blog «Sardegna e libertà» ha commentato la giornata politica. Il post non poteva che essere incentrato sul vertice di maggioranza e passaggi successivi in quello che è stato un lunedì thriller vissuto dall maggioranza. L’assessore ha scritto: «Pigliaru è presidente perché l’ha eletto il popolo, non perché si è imposto a qualcuno. Chi lo volesse sostituire, dovrebbe candidarsi... La Giunta non ha vocazioni masochistiche (chiaro riferimento al rischio che diventi il capro espiatorio dopo la sconfitta alle amministrative) e quindi non vuole espiare per conto terzi». Cioè, in estrema sintesi, il rimpasto che qualcuno vorrebbe sarebbe ingiusto e immeritato. Post e polemiche sono state subito un tutt’uno.
Seconda mossa. A scendere in campo per la replica a più voci sono state tre bocche fuoco del Pd. A cominciare da Pietro Cocco: «Stupisce la reazione difensiva dell’assessore, che invece di contribuire al dialogo comune, sembra più concentrato sulla ricerca di colpe e motivi di divisione, per ragioni individuali davvero molto lontane dagli interesse dei sardi». Poi è stato il consigliere regionale Salvatore Demontis a incrociare la spada con Maninchedda: «La Giunta è la migliore possibile? Non c’è nessun margine di miglioramento? Non è possibile un cambio di passo? Noi del Pd crediamo di sì e vogliamo contribuire a integrare le riforme che saranno proposte dalla Giunta». A ruota è arrivata la dichiarazione del deputato Marco Meloni: «L’assessore ha decisamente perso il senso delle proporzioni. Che il leader di una forza politica – per quanto degnissima – dalla limitata rappresentanza in Consiglio regionale, pensi poter parlare a nome della Giunta, a me pare francamente eccessivo.... Se le forze politiche della coalizione decidono di rafforzare l’azione della Giunta, fanno e faranno solo il loro dovere». Cioè, in estrema sintesi, «caro assessore, non esagerare».
Terza mossa. La parata e risposta di Maninchedda è stata pronta: «Mi sembra che nel Pd ci siano troppi nervi scoperti, e mi pare che qualcuno (Soru) abbia detto che la Giunta manca di visione e che spende inutilmente soldi pubblici per allargare le strade... e queste non mi paiono certo carezze profuse per agevolare il dialogo e la coesione». Cioè, in estrema sintesi, se forse c’è un armistizio, la pace è davvero ancora tutta da costruire.
Quarta mossa. È stata del centrodestra con il consigliere regionale di Forza Italia Stefano Tunis: «Temiamo che l’incontro annunciato dal centrosinistra avrà molto poco di spirituale e sarà molto più una resa dei conti. La verità è che a metà luglio assisteremo più che altro a una seduta spiritica inquietante per la Sardegna».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
