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Il piroscafo Crispi silurato e affondato nel 1943: morirono 943 soldati

La nave addetta al trasporto dei Granatieri di Sardegna fu colpita dal sottomarino britannico Saracen. Ritrovata tra Toscana e Corsica dall’ingegner Guido Gay


28 giugno 2015


SASSARI. Battaglie micidiali per il controllo dei mari alla vigilia e dopo lo sbarco alleato di 72 anni fa in Sicilia. In uno scenario nel quale ai tedeschi era stato all’inizio fatto credere che gli americani potessero arrivare prima in Sardegna per usarla come testa di ponte, tutto il Mediterraneo nord occidentale era al centro di scontri navali pesantissimi.

È in questo spaccato di storia che il 19 aprile 1943 viene affondato dal sommergibile Saracen il Francesco Crispi, un mercantile costruito nei cantieri di Trieste nel 1928 e riadattato per il trasporto truppe. Tra le 943 vittime, 534 granatieri e 409 soldati di altre armi. Molti i sardi Solo 357 i sopravvissuti.

Attorno alle 14.30 di quel giorno di primavera il Crispi viene colpito con tre siluri dai britannici, in agguato a18 miglia da Punta Nera, nell’Isola d'Elba. Il piroscafo, pesantemente danneggiato, affonda in 16 minuti.

Il 14 agosto successivo sarà la volta del Saracen, pressato dalle corvette italiane Euterpe e Minerva, a colare a picco non lontano da quelle stesse acque.

La corazzata Roma, il giorno dopo l’armistizio, il 9 settembre 1943, fu invece attaccata e affondata nel Golfo dell’Asinara, dove ancora oggi giace a 1.200 metri di profondità, da una squadriglia aerea della Luftwaffe.

Il corpo dei Granatieri di Sardegna, al contrario della Brigata Sassari, non è mai stato costituito su basi esclusivamente regionalistiche. Il destino ha voluto che la tragedia del Crispi sia avvenuta il giorno dopo la sua fondazione, il 18 aprile, a Torino.

I Granatieri sono ancora adesso un corpo di fanteria dell'esercito. Discendono dall'antico Reggimento delle guardie, creato nel 1659 dal Duca Carlo Emanuele II. Oggi costituiscono una brigata tra le più impegnate delle forse armate italiane. (pgp)

 

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