Tutto il paese allo stadio: la rara fedeltà di 400 tifosi accende la Calangianus giallorossa
La domenica, per le partite al Signora Chiara, spalti sempre pieni
Calangianus La passione per il calcio, si sa, è forte da queste parti. Lo attesta la fedeltà di quei 300-400 tifosi che la domenica, con i giallorossi in campo, presenziano al Signora Chiara. È quasi un rito, un appuntamento che si collega all’eredità di una passione nata ai primi del ’900, capace di superare stagioni, epoche belle e brutte di un paese, varie mode, ma di restare sempre viva. Quel ritrovarsi sugli spalti, da alcuni anni sotto la tribuna coperta, è un fenomeno davvero importante della socialità che si vive in un centro dove, magari, diminuisce la popolazione ma non la passione per il calcio. Spentasi l’abitudine delle “vasche” in piazza del Popolo nelle belle giornate, resta a garantire uno spazio d’incontro fra concittadini questo appuntamento fisso delle domeniche pomeriggio: il ritrovarsi al Signora Chiara. Ogni gruppo di amici ha il suo posto fisso.
E nonostante l’attrattiva delle partite di calcio in tv e, per vari tifosi d’inverno, la passione per la caccia grossa, si ritrovano sempre in tanti. In aumento anche le giovani signore, fedeli tifose. C’è l’industriale sugheriero, l’imprenditore, il semplice operaio, l’allevatore, quasi tutti gli ex presidenti e dirigenti di altre stagioni: pronti a rilanciare battute, a sfottere magari l’ex presidente a cui non va mai bene qualsiasi scelta fatta oggi in campo o in società, e tutti, compresi gli ex giocatori, a esternare commenti ironici se qualcuno sbaglia uno stop o se il mister tarda a effettuare i cambi.
C’è anche l’ex presidente che con il tamburo batte il tempo per rilanciare e guidare, nei momenti di difficoltà, il fatidico “Giallorossi… giallorossi”. Poi ecco il rimbalzare di frasi in gallurese, sotto l’attento e compiaciuto sguardo del sindaco Fabio Albieri, con un passato nel calcio da arbitro e direttore sportivo. È un tifare continuo che non offende nessuno, ma che esalta l’aspetto comunitario del tifo: a volte il più scatenato, vicino alla rete di recinzione, è qualche dirigente che poi… incita alla calma chi eccede nei “complimenti” all’arbitro o al segnalinee.
Uno spettacolo unico, in cui tutti, giovani e meno giovani, hanno un volto. L’anonimato nel tifo giallorosso non esiste. È la famiglia giallorossa dei tifosi che chiede ai propri beniamini di ben figurare. Non si pretende più, con serio realismo, di vincere il campionato, ma solo di onorare la maglia. «Siamo soddisfatti di come si procede quest’anno – dice il presidente Dino Fois – della squadra, del lavoro di mister Marini e del suo staff. Ci siamo tolti qualche soddisfazione dopo le difficoltà iniziali e l’aver ringiovanito la rosa. Vogliamo onorare la nostra storia. Siamo orgogliosi dei nostri tifosi che ci seguono anche in trasferta. Con i 23 punti conquistati dobbiamo fare un ultimo sforzo in un torneo strano: sette squadre, fra 33 e 29 punti, sono in lotta per le prime piazze. Ma noi, con i nostri 23 punti, pensiamo a fare la nostra figura».
