Eph trasferisce la sede legale a Roma
Snobbati gli accordi tra la Regione ed E.On: con il trasloco voleranno via dall’isola circa 20 milioni di imposte
SASSARI. «I nuovi padroni cechi della centrale di Fiume Santo utilizzano vecchi metodi da rapina e spostano la sede legale della società per azioni, proprietaria della centrale, dalla Sardegna a Roma». Va giù duro Gavino Manca, consigliere regionale del Pd, non appena saputo del “trasloco” della sede legale che costa alla Sardegna una ventina di milioni di imposte che la società ceca adesso verserà nelle casse della Regione Lazio. Eppure il trasferimento della sede legale dei proprietari della centrale da Roma alla Sardegna (Sassari) era stato uno dei punti fermi dell’accordo di programma sottoscritto dall’allora presidente della giunta regionale Renato Soru e i vertici di Endesa, all’epoca proprietaria della centrale di Fiume Santo. Trasferimento della sede legale e costruzione del quinto gruppo a carbone. In cambio Endesa prima ed E.On poi avrebbero potuto realizzare un mega impianto fotovoltaico. In questi anni, però, i rapporti fra la multinazionale tedesca e le istituzioni regionali e territoriali si sono fatti sempre più difficili, fino a interrompersi quasi del tutto. E ora la nuova proprietà, la Eph, sembra intenzionata a ripercorrere i passi di E.On. Con un primo “passo falso” subito stigmatizzato da Gavino Manca. «Si consuma così in queste ore, in danno dei sardi, lo scippo delle imposte e delle tasse che la società Fiumesanto spa (controllata dalla società della repubblica Ceca, Eph) versava nell’Isola perché aveva sede legale a Sassari» sottolinea il consigliere regionale.
La nuova società si chiama “Nuova Fiumesanto Spa” con sede in via dei Parioli 6, con un capitale sociale di soli 50 mila euro. «Una decisione inaccettabile, dannosa e da respingere con forza e determinazione – aggiunge Gavino Manca –. Un pessimo biglietto da visita della multinazionale ceca che prima ancora di presentarsi alla Regione e al territorio ha scelto di mostrare il suo volto peggiore: quello dei prenditori senza scrupoli di cui la Sardegna e il Sassarese vorrebbero, davvero, fare a meno». «A questo punto non possiamo che chiedere alla Regione di intervenire immediatamente nei confronti del Governo e dei rappresentanti di Eph, per verificare se quanto trapelato corrisponda al vero e – sostiene il senatore del Pd Silvio Lai – in caso di risposta affermativa, per intraprendere ogni azione che consenta di mantenere in Sardegna la sede legale. Si tratta di cifre ingenti se consideriamo che l’utile ha superato i 100 milioni di euro all’anno, ed è facile comprendere la quantità di gettito fiscale e di risorse economiche che la Regione perderebbe, e questo a fronte di un accordo stipulato a suo tempo e del quale non si può non tenere conto».
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