«La danza è bellezza E fa vibrare l’anima»
Parla Roberto Bolle, oggi e domani al Comunale di Cagliari
CAGLIARI. Dal «Sogno di una notte di mezza estate» nel 2009 alla mezz’estate 2015: Roberto Bolle è di nuovo al Comunale del Lirico oggi e domani, sempre alle 21, per la Stagione operistica e di balletto. Due date con uno straordinario Gala che vedrà esibirsi oltre al principe della danza – étoile del Teatro alla Scala e “principal dancer” dell’American Ballet di New York – uno stuolo di illustri colleghi, quali Federico Bonelli, Melissa Hamilton, Hikaru Kobayashi, Eric Underwood (Royal Ballet di Londra), Claudio Coviello, Nicoletta Manni (La Scala) e Aleksandre Riabko (Hamburg Ballet).
La formula è nota: Roberto Bolle & Friends e il titolo del tour è “Viaggio nella Bellezza”. Ma, oltre a realizzarla ogni giorno nella disciplina coreutica, la Bellezza, dove ama cercarla Bolle?
«Come tutti, penso – risponde il ballerino – in ogni cosa. Piccola o grande che sia. È condizione imprescindibile per star bene, per vivere. Tutti in fondo sentiamo il bisogno di cercare un momento di bellezza, anche nel quotidiano. Può essere un tramonto, il silenzio davanti a un monumento, un istante di solitudine. Deve far parte della vita. Va ricercata. Poi, ovvio, per ciascuno è soggettiva, personale. Io mi sento fortunato perché circondato dal bello ogni giorno, sul palco, durante l’allestimento degli spettacoli».
Ha scelto il capoluogo sardo per avviare il tour, definendosi legatissimo a Cagliari e assente da troppo tempo. Cosa l’ha conquistata?
«Innanzitutto il rapporto che la città ha col mare, che io adoro. Il mare mi dà un senso di libertà e respiro. Le spiagge! Anche nella provincia, ad esempio, ho visitato Chia in passato, dove son riuscito a ritagliarmi momenti di pace e solitudine. Cagliari però, in particolare, è ricca di arte, di storia, con alcuni palazzi che le danno quest’aspetto ora nobile ora austero».
L’ultima volta è stato qui per un’opera ballettistica integrale, mentre questi giorni danzerà in uno spettacolo di varie pagine coreografiche. Ha preferenze fra le due tipologie di performance?
«Beh, ciascuna ha i suoi pregi. L’interessante di un’opera completa è che ti consente di mostrare tutta l’evoluzione interiore, psicologica ed emotiva di un personaggio, soprattutto quelli d’un certo spessore che regalano al pubblico forti emozioni. Un gala ti dà invece la possibilità d’offrire in una sola serata più stili interpretativi, varietà di generi, gratificando un po’ tutti i gusti e tenendo sempre viva l’attenzione; inoltre vi sono coreografie di massimo impegno, eseguite esclusivamente da artisti di altissimo livello».
Fra queste, il duetto maschile creato da John Neumeier per il 70° compleanno di Maurice Béjart.
«Sì, un numero speciale, che mi ha colpito da subito. Lo eseguo per la prima volta adesso, a Cagliari. È metafora dell’amicizia fra i due grandi coreografi. Alla base c’è un fortissimo sentimento, che sopravvive al tempo e alla morte, espresso efficacemente anche dalle due canzoni di Simon e Garfunkel su cui danzeremo».
Pagina di rilievo è il «Romeo e Giulietta» di McMillan grazie a cui nel ’96 divenne primo ballerino a 21 anni. Com’è interpretarlo oggi?
«Tutt’altra cosa. Sono cresciuto. Il mio Romeo ora è più maturo, consapevole, ha maggiore verità, profondità e spessore rispetto a 20 anni fa».
Va detto che non tutti, spesso, riescono a familiarizzare col linguaggio di alcune forme artistiche. Lei come spiegherebbe a un “profano” la danza e il suo valore?
«Direi che è una delle arti primarie, in quanto arte del corpo e del movimento per eccellenza. È un linguaggio universale, di cui l’uomo sente da sempre il bisogno. Certo poi è stata codificata, ma non importa cogliere ogni sfumatura o finitura tecnica, quello che conta è leggervi i sentimenti umani espressi, che possono arrivare in quanto comuni, condivisi. E, comunque, perfino in un’epoca ipertecnologica come questa, sono convinto possa colpire dal vivo la fisicità e la bellezza di un passo o un gesto ben curato che può far vibrare ed elevare un’anima».
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