Alla commissione poteri fortissimi
I senatori svolgeranno indagini come fossero magistrati, tanti misteri da chiarire
SASSARI. Moby Prince, anno zero. Le indagini della commissione d'inchiesta parlamentare ripartono dall’inizio. Le linee guida sono chiare, d’immediata attuazione. E i 20 componenti si ritrovano già la strada spianata per il difficile lavoro di ricostruzione . Potranno agire con gli stessi poteri della magistratura. Ed esercitare quindi, come si legge nella normativa di supporto appena varata, una serie articolata di controlli a vasto raggio. Due gli anni di tempo per recuperare “buchi” e depistaggi del passato.
Prima di tutto. La commissione dovrà stabilire - secondo le indicazioni arrivate dall'aula - «i tempi di sopravvivenza, minimi e massimi, delle vittime del traghetto». Tutto alla luce - com'è scritto in queste amplissime "regole d'ingaggio" - «dei dati tossicologici campionati e il riesame della documentazione medico-legale, integrata da foto e video realizzati all'interno della nave nei primi sopralluoghi, e mai portata all'attenzione della magistratura, compresa quella non ancora analizzata ma in possesso di autorità sia civili che militari».
Gialli. Previste misure di trasparenza per svelare altri misteri. Dalle vere cause della collisione all'esatta posizione di ancoraggio dell'Agip Abruzzo. Dall'effettivo percorso seguito dal Moby al momento dell'urto alla reale “rotta di scontro”. Dal ruolo del personale della petroliera, «nell'immediatezza e successivamente ai fatti», alla concatenazione «degli eventi che si verificarono a bordo dell'Agip Abruzzo prima della collisione», così come l’accertamento del «carico trasportato».
Non basta. Il Senato chiede ai componenti della commissione d’investigare su altri aspetti. Come «le condizioni d’armamento delle due navi, sotto il profilo sia della corrispondenza dell'organizzazione di bordo sia delle regole di condotta nautica abitualmente seguite». Lo stato di efficienza delle dotazioni di sicurezza. Le responsabilità dell'inefficacia dei soccorsi. Ancora: «Le motivazioni sottese alle conclusioni delle indagini e al successivo proscioglimento dell'armatore Vincenzo Onorato, verificando eventuali manomissioni a opera di personale della compagnia Navarma o di ignoti». Si passa poi al capitolo su «depistaggi e occultamenti di elementi utili». Punti per i quali la commissione dovrà stabilire posizione e attività svolte dagli equipaggi di tutte le navi ancorate nella rada livornese quella maledetta notte.
Ma c’è di più. Nella loro azione i senatori possono procedere alla richiesta formale della documentazione sulla vicenda «in possesso di organismi civili e militari, italiani e stranieri, anche video, materiale fotografico o satellitare». Insomma: ogni riferimento ai servizi d’intelligence, nonostante non siano mai nominati in maniera esplicita, è chiaramente voluto. Il presidente della commissione presenterà al Senato ogni sei mesi una relazione sullo stato dei lavori. Quattro in tutto, dunque, i dossier da aggiornare via via previsti. I 20 componenti verranno scelti da Pietro Grasso in proporzione al numero dei membri dei gruppi parlamentari.
Poi una norma di garanzia. «Alla Commissione, limitatamente all'oggetto delle indagini di sua competenza, non può essere opposto il segreto d'ufficio né il segreto professionale o quello bancario, mentre per il segreto di Stato si applica quanto previsto dalla legge». Alla fine, un ultimo passepartout: i commissari possono ottenere «copie di atti e documenti su procedimenti o inchieste in corso da parte dell'autorità giudiziaria o altri organi inquirenti». La magistratura deve «provvedere tempestivamente e può ritardare, con decreto motivato, solo per ragioni di natura istruttoria». Spetta poi alla stessa commissione stabilire quali atti possono venire divulgati. Prima della conclusione dei lavori, devono comunque restare coperti dal segreto i nomi, le carte e gli altri documenti che riguardino processi nella fase delle indagini preliminari.
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