L’appello dai parchi sardi: «I cinghiali vanno abbattuti»

Dall’Asinara alla Maddalena, amministratori sul piede di guerra: «Sono troppi e pericolosi per l’ambiente»

SASSARI. Non li vuole proprio nessuno. Dall’isola della Maddalena a Stintino, da Alghero a Buddusò è un coro unanime di amministratori e presidenti di parchi nazionali e regionali che chiedono aiuto: i cinghiali vanno abbattuti, se è possibile eradicati con qualsiasi sistema. Dopo la tragedia di due giorni fa, costata la vita a un pensionato siciliano di 77 anni, morto a causa delle ferite procurategli da un cinghiale di grossa stazza nella propria abitazione al confine con il parco delle Madonie, in provincia di Palermo, anche in Sardegna ci si interroga sulla pericolosità di una specie che oltre ai danni che può procurare all’uomo sta distruggendo vaste zone dell’isola.

Tra i centri abitati in cui l’allarme cinghiali è più elevato c’è Stintino. Qualche anno fa, dopo l’inseguimento di una bambina che passeggiava con il padre alla periferia del paese e di due donne che si erano salvate, una barricandosi in casa e un’altra saltando su un muretto, il sindaco Antonio Diana aveva chiesto la convocazione del comitato provinciale per la sicurezza, ma non erano stati presi provvedimenti.

«Da allora non è cambiato niente - spiega il primo cittadino del centro turistico - anzi la situazione è peggiorata. Stintino è completamente invasa dai cinghiali - aggiunge - e se non si interverrà per abbatterli, anche da noi prima o poi ci scapperà il morto. Da poco mi è stato riferito che una turista è andata via dal paese proprio a causa dei cinghiali nel centro abitato - si rammarica Diana - ma il problema non è solo la pericolosità di animali, che comunque sono selvatici e si infilano nei giardini per cercare acqua e cibo, c’è un allarme che riguarda la circolazione stradale. Nel nostro comune - aggiunge il primo cittadino - registriamo tra i cinquanta e i sessanta incidenti stradali all’anno causati dai cinghiali, è un miracolo che ancora non ci siano state vittime. Fortunatamente - conclude ironicamente il sindaco - ci sono i bracconieri, ma anche la Regione dovrebbe intervenire che sia con le catture o con la sterilizzazione, purchè intervenga».

Il sovraffollamento di cinghiali è un problema anche dall’altra parte del mare, sull’isola dell’Asinara. Il presidente del parco nazionale Pasqualino Federici lo considera una vera e propria emergenza. «Abbiamo avviato le pratiche - spiega - per avviare l’abbattimento di selezione. Qui si tratta della tutela dell’ambiente e delle specie autoctone, oltre che della sicurezza dei visitatori dell’isola. Per quest’ultimo aspetto - spiega Federici - abbiamo messo dei cartelli di pericolo per scoraggiare i turisti a dare da mangiare ai cinghiali, anche se in tanti continuano a farlo. Il nostro obiettivo - aggiunge il presidente del parco nazionale - è l’eradicazione totale dei cinghiali per riequilibrare l’ecosistema dell’Asinara. I cinghiali presenti sul parco - spiega - non sono infatti autoctoni, ma incroci con suini, degli ibridi che costituiscono solo un problema, proprio come le capre che stanno creando un grave danno all’ambiente divorando tutto tranne l’euforbia, una pianta arbustiva che le capre non mangiano e che si riproduce impedendo lo sviluppo di altre specie di vegetazione».

Da un parco nazionale all’altro, dall’Asinara all’isola della Maddalena il problema non cambia. «In quattro anni ne abbiamo catturati 700 - spiega il presidente del parco nazionale Giuseppe Bonanno - e secondo una nostra stima dovrebbero essercene ancora 600 in circolazione tra Caprera e la Maddalena. Qualche problema legato alla sicurezza - spiega - in passato si è verificato anche da noi, qualche turista che si è beccato un morso da un cinghiale o i cinghiali sono stati la causa di qualche incidente stradale, ma fortunatamente niente di paragonabile a quello che è accaduto in Sicilia. Il nostro piano di cattura prevede di portare a zero le specie sul territorio del parco - conclude Bonanno - tra l’altro i cinghiali sono un veicolo privilegiato per le zecche. Un motivo in più per continuare l’opera di eradicazione».

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