La Nuova Sardegna

Musei, boom solo a metà

di Pier Giorgio Pinna
Musei, boom solo a metà

Tanti tesori, ma l’affluenza è ancora limitata e gli incassi dei biglietti scarsi

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SASSARI. Record di visitatori nei musei sardi, ma è un boom a metà. In una stagione da guinness le presenze restano compresse rispetto alle potenzialità. Anche nei poli statali. Potrebbero essere di più grazie a circuiti integrati con Regione, Comuni, Chiesa. Però, dopo tanti anni, manca sempre una strategia di gestione condivisa e allargata a tour operators, agenti di viaggio, albergatori. Dagli ultimi dati appena scaturiti sulla scia delle nomine dei 20 dirigenti fatte a Roma emergono così conferme e sorprese.

Attese. Nell'isola c'è una crescita costante di appeal da parte dei musei nazionali, e non solo: vedi, a Cabras, l’esposizione dedicata ai Giganti di Mont’e Prama. E poi tante idee positive. Performance messe in rilievo di recente a Sassari dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini. Ma la crescita riguarda soprattutto alcuni picchi: non è diffusa in maniera omogenea.

Cifre e dati. Se una valutazione complessiva su scala analitica non è possibile perché mancano ancora numeri di riferimento dettagliati sui poli regionali, si conferma una linea di tendenza consolidata, ma non sempre favorevole. Anzi. Nei 17 istituti culturali statali, dicitura ministeriale che oltre i musei abbraccia monumenti e aree archeologiche, i visitatori sono meno di un centesimo del totale italiano. E gli incassi? Ancora meno: non arrivano a un centocinquantesimo. Briciole, in sostanza, se rapportate all'immenso patrimonio dell'isola. Un paio d'anni fa a varcare l'ingresso dei musei nazionali in Sardegna erano state poco meno di 350mila persone, per un introito di circa 876mila euro. Nel 2014 c’è stata una crescita notevole di entrambe le voci. Così secondo gli esperti lo stesso trend dovrebbe trovare nuovi riscontri a fine anno (anche se, a stagione in corso, è forse troppo presto per i bilanci).

Valutazioni. Che i segnali fossero incoraggianti lo avevano messo in risalto parecchi specialisti a inizio estate. Ma almeno altrettanti avevano evidenziato nell’isola carenze, ostacoli, assenza di sinergie e reti integrate. Dice da Alghero Mario Tola, docente e storico dell’arte: «In altri Paesi europei si ha possibilità di acquistare pacchetti complessivi viaggio-visite culturali. Si può contare quasi sempre su biglietti cumulativi di zona. Si hanno a disposizione facilmente cataloghi, supporti cartacei e web, indicazioni in più lingue. Da noi invece è difficile trovare tutto questo, se non con qualche eccezione». Il professore ricorda che i musei, oltre agli accessi, devono preoccuparsi della tutela del patrimonio. «Ma è chiaro che i due aspetti sono interdipendenti: non ha molto senso custodire un’opera o un monumento se poi li possono vedere solo gli addetti ai lavori – spiega – E a ogni modo le visite in tanti casi sono lasciati alla discrezione di regole ministeriali o a usi e abitudini ecclesiastiche. Così a Sassari il museo Sanna fa orari compatibili con le esigenze turistiche, la pinacoteca no. Ad Alghero il museo dioecesano è sempre aperto, a Sassari solo in certe situazioni. E a Cagliari c’è in media un’organizzazione generale più efficiente di altre parti dell’isola. Ma perché tante disparità? Non si pensa che in questo modo si crea solo disorientamento?».

Aspetti confortanti. Nonostante norme anti-economiche e disposizioni contraddittorie, i dati per il 2014 diffusi dallo stesso ministro Franceschini sono confortanti: +120% all'Archeologico di Cagliari, +77% a Tharros, +23% al Sanna di Sassari. Nei luoghi della cultura statali lo scorso anno gli ingressi sono aumentati del 28,5%. Così come gli introiti: +31,14%. Secondo il ministro, «molto dell’incremento è dovuto al successo delle domeniche gratuite e alla rivoluzione di orari e piano tariffario». Tra le strutture nazionali del Sud, comunque, l’isola registra una crescita record, inferiore solamente alla Calabria.

Prospettive. Rimane da capire con precisione quali siano le reali potenzialità e tutte le chance ancora nascoste. La politica del governo Renzi nella nomina dei dirigenti dei musei sembra tesa a valorizzare i tesori del passato anche come risorsa economica e volàno di sviluppo. In Sardegna restano quindi da valutare i programmi avviati dalla giunta in relazione a tutti i soggetti che giocano ruoli importanti nella partita: Comuni, Pro-loco, fondazioni private, istituzioni religiose. «Ma è chiaro che si deve far qualcosa di più per un’offerta turistica moderna – sostiene Paola Manca, titolare dell’agenzia sassarese Sardinia for you – Oggi regna il caos. Non ci sono pass integrati: ossia la possibilità di acquistare in anticipo un biglietto multi-uso a prezzi concordati che garantisca tutti gli accessi in una data zona dell’isola. Gli stessi territori sardi spesso non sono in grado di dare, e di vendere, neppure una visione d’assieme sulle loro bellezze. Insomma, senza una strategia politica complessiva come faremo a impedire che la gran parte dei nostri settemila nuraghi rimanga aperta a tutti gratuitamente ma nel frattempo sia abbandonata al degrado tra le erbacce?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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