Profughi siriani nel minivan di Giobbe
Il disoccupato di 36 anni fermato in Germania stava trasportando una decina di disperati: era stato segnalato dalla Dda
NUORO. Quando è arrivato alla frontiera tedesca era alla guida di un minivan con una decina di profughi siriani a bordo. Ai gendarmi tedeschi che controllavano il varco doganale ha consegnato i suoi documenti e i passaporti dei passeggeri. Tutto sembrava filare liscio fino a quando il nome di Gianluca Giobbe è stato inserito nel terminale. Era il nominativo segnalato a tutte le polizie europee dalla polizia italiana come “presunto scafista via terra”: conducente di mezzi per trasportare profughi. Una segnalazione partita dalla Procura distrettuale di Cagliari, su richiesta della procura della Repubblica di Nuoro, arricchita da un dossier consegnato all’ufficio immigrazione del ministero dell’Interno con tutti gli elementi raccolti dagli investigatori della questura di Nuoro nei confronti di Gianluca Giobbe, 36 anni, di Nuoro, un operaio disoccupato, tenuto sotto controllo da tempo.
Il blitz. Quando è scattato l’allarme, i gendarmi frontalieri tedeschi non hanno lasciato trapelare alcuna incertezza. E serenamente e con la massima professionalità hanno fatto attraversare il varco al furgoncino, facendolo arrivare fino a una vicina piazzola di sosta dove è scattato il blitz. Il disoccupato nuorese è stato fatto scendere dal minivan e immediatamente ammanettato, mentre il carico di essere umani disperati, che stava trasportando da chissà dove e diretto chissà dove, ma sicuramente lontano dalle guerre, è stato preso in consegna dai volontari delle associazioni di assistenza tedesche e rifocillato. Non si sa se tra loro ci fossero anche bambini, le informazioni arrivate dalla Germania sarebbero molto frammentarie e per conoscere tutti i particolari del blitz alla frontiera bisognerà attendere qualche tempo.
Le indagini. Su tutta la vicenda continua a essere mantenuto il massimo riserbo dalla magistratura e dalla polizia. Dalla Germania sarebbe stata inviata in Italia solo una nota stringatissima relativa all’avvenuto “arresto del personaggio segnalato” intercettato a un varco doganale mentre alla guida di un minivan cercava di far entrare in territorio tedesco una decina di profughi, pare di nazionalità siriana. Niente altro. Il magistrato della Dda regionale che si sta occupando dell’inchiesta, il sostituto procuratore Danilo Tronci, ha convocato immediatamente in tribunale a Cagliari un summit con gli investigatori per valutare la situazione. Ma nulla è trapelato dalla riunione, gli inquirenti hanno le bocche cucite. Non è improbabile però che dopo l’arresto di Giobbe l’inchiesta sui possibili “scafisti” sardi possa subire un’improvvisa accelerazione e già nelle prossime ore possa riservare clamorose sorprese. Anche perché, dalle strettissime maglie dell’inchiesta è trapelata l’ipotesi che Gianluca Giobbe sia partito da Nuoro in compagnia di amici (sui quali sarebbero in corso accertamenti da parte della polizia), che però, sempre stando a quanto si dice in città, sarebbero rientrati qualche giorno fa. Tranquilli.
Il viaggio. Intanto gli investigatori stanno cercando di ricostruire il viaggio di Gianluca Giobbe, per scoprire da chi sia stato ingaggiato e dove abbia preso (sembra in Macedonia ma non ci sono conferme) in consegna il minivan con a bordo i profughi da portare nel nord Europa. Tutti con documenti falsificati pagati a caro prezzo, così come il viaggio che oscillerebbe tra i 1500 e i 3mila euro a testa, un costo che è definito dalla distanza da percorrere, dalla sistemazione più o meno comoda del viaggio e dalla pericolosità. Per gli “scafisti”, i conducenti dei minivan, dei camion e dei tir sui quali vengono caricati i profughi, la paga oscillerebbe tra i 3mila e i 10mila euro. Anche in questo caso in base a variabili precise, contrattate al momento della partenza.
La scomparsa. Di Gianluca Giobbe si erano perse le tracce alle 0,37 del 21 agosto quando via Facebook aveva inviato un messaggio affettuoso alla moglie, che dopo giorni di preoccupante silenzio aveva lanciato attraverso il popolare social network l’allarme della scomparsa del marito. Ma in quel momento, Gianluca era già in carcere in Germania, in stato di fermo, pare con la pesantissima accusa di traffico di immigrati clandestini.
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