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«Erano inseparabili»

«Erano inseparabili»

Il fratello del sopravvissuto: si aiutavano anche nel lavoro

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SASSARI. I vigili del fuoco vanno su e giù dalla parete rocciosa, imbragati con le corde. Recuperano oggetti sparsi nel raggio di una cinquantina di metri, poi svuotano l’auto di ogni cosa che si trova all’interno. Queste le disposizioni dell’autorità giudiziaria che ha messo sotto sequestro la Atos Hyundai. É un viaggio silenzioso, perché gli oggetti sono legati alle persone, si portano dietro ricordi, ripropongono immagini. C’è una bambola poggiata sulla scogliera, vicino alla ruota dell’auto. Poi un asciugamano, una cassetta, le bombole per la pessca subacquea. Anche un telefonino che è stato trovato a bagno dai sommozzatori. Una minuziosa ricerca che va avanti per ore, e forse proseguirà anche oggi. Il recupero dell’auto al momento è impossibile e si stanno studiando i sistemi per rendere fattibile l’operazione. Tra le persone che assistono alla scena c’è Enrico Sini, consigliere della Circoscrizione unica della Nurra. É fratello di Davide: guarda in silenzio, scuote il capo.

«É un miracolo che sia ancora vivo – dice – no, non è in grado di parlare. Continua a ripetere il nome di Franco, del suo amico. É incredibile quello che è successo, loro stavano sempre insieme. Andavano anche a pescare, Franco aiutava Davide quando aveva bisogno di una mano nel lavoro. É un dispiacere immenso. Una serata finita male: era cominciata in allegria, erano fino a poco prima all’Argentiera insieme agli amici. Poi non so perché hanno deciso di fare un giro alla “Frana”. Che tragedia...».

Enrico Sini è da anni impegnato in prima linea per la valorizzazione delle borgate, con una attenzione particolare per l’Argentiera. E alla fine, quasi pesando le parole, dice: «Se vogliamo dare un messaggio ai giovani, ricordiamogli il valore della vita. Qui, in questi sterrati ci vengono a fare testa coda, manovre azzardate in una zona pericolosa che di notte si carica di rischi ulteriori. A che serve? Non c’è da giudicare nessuno, solo da capire e sperare che qualcuno ancora ascolti». (g.b.)

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