La Nuova Sardegna

Nuoro: a disposizione alcuni appartamenti

di Luciano Piras
Nuoro: a disposizione alcuni appartamenti

Don Borrotzu: siamo già attivi. Don Albino Sanna: sono fratelli e come fratelli vanno accolti

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NUORO. «La nostra parrocchia è pronta». Don Pietro Borrotzu è abituato ad aprire le porte. Risponde di primo acchito all’appello di papa Francesco: «Certo, devo ancora consultare la comunità, ma siamo pronti a farci carico della nostra parte». A poche ore dalle parole del pontefice, la parrocchia Beata Maria Gabriella, la più popolosa di Nuoro, reagisce d’istinto e già promette di impegnarsi a pagare l’affitto di uno o più appartamenti che possano accogliere qualche famiglia di migranti. «Accogliere lo straniero – sottolinea don Albino Sanna – è un imperativo sia del Vecchio sia del Nuovo Testamento. Davanti a questa emergenza, bene ha fatto il papa a richiamare l’attenzione di tutti noi, a chiederci un impegno concreto. E sono sicuro che le nostre comunità risponderanno con la generosità di sempre». Abituato a fare la spola tra la sua Gavoi (dove collabora con il parroco, come pure con quelli dei paesi limitrofi) e Roma (dove ricopre l’incarico di segretario nazionale dell’Unione apostolica del clero), don Albino parte da una verità assoluta: «La terra è di tutti, nessuno escluso, e se esiste la proprietà privata, esiste per valorizzarla, non per escludere». «Non è vero che i migranti ci rubano il lavoro, che sono tutti delinquenti, no, non è vero. Sono fratelli, e come fratelli vanno accolti» ribadisce, pronto anche lui a rimboccarsi le maniche. «Tutte le parrocchie sono a disposizione», assicura. «Sono sicuro che i nostri parrocchiani daranno il proprio sostegno alle famiglie che eventualmente arriveranno e per il tempo che sarà necessario» riprende fiato don Pietro Borrotzu, il prete dei poveri e dei lavoratori senza più un lavoro. Già responsabile della pastorale sociale diocesana, cofondatore del movimento Carta di Zuri, è disposto a cercare un tetto da prendere in locazione a carico della parrocchia così da tenere distinta l’altra attività che contraddistingue Beata Maria Gabriella: il Centro di prima accoglienza dei detenuti e dei loro familiari. Una realtà molto delicata, che non può mischiarsi ad altre emergenze, come quella dei migranti.

Atteso per oggi o domani un messaggio alla diocesi del vescovo monsignor Mosè Marcia, don Borrotzu intanto ha già messo in moto la macchina dei contatti interparrocchiali. «Dobbiamo muoverci insieme, è la comunità che deve rispondere in coro», aggiunge sicuro che i fedeli non si tireranno indietro.

«Dobbiamo accoglierli con atteggiamento sociale e umano aperti, oltre che con atteggiamento cristiano, siamo tutti persone, siamo tutti fratelli» insiste don Albino Sanna. «A tutti loro dobbiamo dare non il superfluo, ma il necessario» invita, orgoglioso dei barbaricini come lui, dei sardi in genere, degli italiani tutti, «che hanno sempre dimostrato di essere generosi e accoglienti, Lampedusa ne è la dimostrazione». Papa Francesco, insomma, può stare tranquillo: il cuore della Sardegna batte forte anche per i migranti. Anche se non è facile per una terra che da sempre vede i suoi figli migrare per cercare lavoro.

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