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Sul Financial Times un articolo sul Sardex

La moneta complementare creata in Sardegna nel 2009 nel 2015 ha movimentato oltre 30 milioni di euro


19 settembre 2015


CAGLIARI. Il Sardex, la moneta completamentare proposta in Sardegna per la prima volta nel 2009 e che quest’anno ha movimentato circa 31,3 milioni di euro ha attirato l’attenzione anche del Financial Times, che ha dedicato un lungo articolo ai suoi fondatori, un gruppo di cinque amici di Serramanna (Cagliari). In «The Sardex Factor» Edward Posnett racconta le conseguenze della crisi del 2008 nell’isola, le conseguenze della mancanza di liquidità e del difficile accesso al credito, e come è nata l’idea della moneta elettronica complementare ispirata al sistema svizzero WIR introdotto durante la Grande depressione nei primi anni Trenta. Sardex, che ora conta circa 2.900 adesioni (fra le quali FT cita Tiscali e il gruppo editoriale Unione Sarda) e vorrebbe coinvolgere anche la Regione Sardegna, funziona come un sistema di mutuo credito: ogni impresa parte da zero per poi guadagnare moneta digitale - equivalente ma non interscambiabile con l’euro - offrendo beni e servizi ad altre che fanno parte del network. Le aziende possono andare «in rosso» anche nel Sardex, ma non oltre un certo limite. Non ci sono interessi. Si pagano in euro le tasse sulle transazioni. Dopo un avvio faticoso, caratterizzato da grande scetticismo fra le imprese, il circuito è riuscito a convincere sempre più imprese e a sopravvivere alle prime difficoltà, non solo grazie alla perseveranza dei fondatori, ma anche ad investimenti arrivati dalla penisola.

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