Le storie tra rabbia e delusione
Un’insegnante ha perso tutto come nel 2013: «Vado via per il bene di mio figlio»
OLBIA. Storie dal fango. Voci di rabbia, delusione, rassegnazione. Storie di chi in un giorno è riprecipitato dentro il suo incubo peggiore. Il fiume che esce dal letto e deglutisce ciò che trova. Di nuovo, come nel 2013. Questa volta il ground zero è nel quartiere Baratta. Le vie Lazio, Friuli, Val D'Aosta, Corsica sono state sommerse. L'acqua si è ritirata solo di mattina, lasciando un letto di fango sulle strade e la disperazione di chi deve ricominciare. Roberta Manca è una insegnante. Il viso dolce, l'aria solare. La sua casa al piano terra, in via Amba Alagi angolo via Friuli, è stata cancellata dal fiume. Nel 2013 aveva avuto danni per 90mila euro. 7 mila il rimborso che le è stato riconosciuto. Ma il suo nome è solo in graduatoria. Non ha preso un solo euro. Il mutuo è ancora da pagare, come le rate per all'arredamento inghiottito da Cleopatra. Ma Roberta vuole andare via. «Basta, non si può vivere così – dichiara –. Abbiamo investito tutti i risparmi che avevamo per sistemare la casa nel 2013. Ora il fiume ce l'ha distrutta di nuovo. Preferisco andare a vivere in affitto. Comincerò subito a cercare un appartamento. Ho un bambino di otto anni già traumatizzato dalla prima alluvione. Ha diritto a una vita serena. E anche io. Non posso prendere dei calmanti ogni volta che comincia a piovere. Certo ho un mutuo da pagare, ma quando esci di casa e sei circondata dall’acqua capisci che non è vita». Roberta non è arrabbiata. Nel tono della sua voce c'è rassegnazione. Con apparente serenità racconta la sua giornata nera. Questi giorni è ospite in albergo. «Siamo andati a dormire al piano superiore già mercoledì notte appena è scattata l'allerta– racconta Roberta –. Alle 8 mi sono affacciata e ho visto che la situazione era sotto controllo. Il tempo di fare colazione e l'acqua era già alta, arrivava a metà della gamba. I gattini di mio figlio, Micio e Micia, sono caduti e mio marito si è buttato in acqua per recuperarli. Abbiamo messo in salvo anche Bretella, il nostro cagnolino». E in tanti in via Friuli puntano il dito contro il piazzale di asfalto davanti al canale esondato, rialzato di un metro e mezzo rispetto alla strada. L'inizio di una lottizzazione poi bloccata. «Quando abbiamo acquistato la casa quel piazzale non c'era – torna indietro con la memoria l'insegnante –. Abbiamo vissuto il nubifragio del 2003, quello del 2005. Poi nel 2013 la nostra casa è stata sommersa. E di nuovo quest'anno». (se.lu.)
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