La Nuova Sardegna

La salvezza è arrivata dal mare

Previsioni meteo rispettate, le bombe d’acqua scaricate lontano dalla costa

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SASSARI. L’isola è stata salvata dal mare. Il sistema di prevenzione e coordinamento tra protezione civile, sindaci e vari addetti alla sicurezza distribuiti nei territori ha funzionato bene. Ma se il ciclone Mediterraneo non avesse scaricato in mare la maggior parte della sua forza, metà Sardegna sarebbe finita sott'acqua. E forse si sarebbero contate nuove vittime dopo i 19 morti del 18 novembre 2013, quando l'isola fu flagellata dal ciclone Cleopatra. Le previsioni della Protezione civile regionale sono state rispettate sin dal primo giorno, quando era scattato l'allerta rosso per il Cagliaritano e il sindaco Massimo Zedda aveva disposto la chiusura delle scuole. Gli esperti della Protezione civile avevano previsto che quel giorno, era lunedì 28 settembre, sarebbero caduti dai 160 ai 180 mm di pioggia. E così è stato ma per fortuna la maggior parte delle bombe d'acqua sono state scaricate in mare, lontano dalla costa e dalle città, dove in diversi casi (come a Cagliari) splendeva il sole. Nessun flop delle previsioni meteo, come aveva pensato qualcuno per via della temperatura tiepida e del cielo semi sgombro da nuvole. Semplicemente, la perturbazione si era momentaneamente spostata lontano dalle coste, per poi ripresentarsi con tutta la sua violenza già 24 ore dopo, martedì 29, quando il ciclone ha provocato pesanti disagi soprattutto nel Cagliaritano, in Ogliastra e in Baronia. «La meteorologia non è una scienza esatta – sottolinea il funzionario della Protezione civile Michele Chessa – in ogni caso è impensabile parlare di flop delle previsioni che, al contrario, sono state rispettate» Lo stesso funzionario interviene ancora a proposito delle opere incongrue, quelle cioè che rappresentano un rischio dal punto di vista idrogeologico. Come il ponte sul rio Seligheddu, a Olbia, abbattuto giovedì pomerigggio. «Quella costruzione risaliva al 1920 – dice Chessa – e il progetto, le due campate strette che affondano nell’alveo del fiume, era inserito in un contesto urbanistico molto diverso da quello attuale. Nel 2013 quel ponte fu solo danneggiato dalla furia di Cleopatra, con i fondi a disposizione della Protezione civile furono sistemate le spallette e il manto stradale. Ora è stato giusto abbatterlo, perché rappresentava un rischio. Non lo era affatto quando fu progettato e realizzato». (si. sa.)

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