La Nuova Sardegna

La città risorge e i Dimonios tornano a casa

di Serena Lullia
La città risorge e i Dimonios tornano a casa

Giovannelli ha salutato la Brigata Sassari dopo quattro giorni al fianco delle famiglie in difficoltà

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OLBIA. La fine dell'emergenza dopo il ciclone Mediterraneo è nel saluto dei sassarini alla città. I fanti del 152esimo e i genieri del quinto reggimento genio guastatori della Brigata Sassari ritornano a casa, nelle sedi di Sassari e Macomer. Dopo quattro giorni con le mani nel fango, al fianco delle famiglie dei quartieri colpiti dall'alluvione. Olbia cerca di rinascere dal fango, attinge ancora una volta alla sua forza e prova a risollevarsi. Nei rioni finiti sotto l'acqua si lavora per riconquistare la normalità. Il sole quasi estivo aiuta ad asciugare pareti, divani, mobili inzuppati. Anche se una parte della città non ha subito alcun danno, ce n'è un'altra con le ferite aperte, che soffre, che vive un altro 18 novembre.

Ieri il sindaco Gianni Giovannelli ha salutato i Dimonios in partenza. In città resteranno solo alcuni assetti specialistici. «Ancora un volta la presenza dei sassarini è stata fondamentale – ha commentato il primo cittadino –. Ancora una volta noi vi abbiamo chiamato e voi siete accorsi. Ancora una volta ci siete stati vicini e noi non lo dimenticheremo. Vi diciamo grazie per l'efficace, determinante e generosa opera di soccorso».

L'incontro tra Giovannelli e i militari dell'esercito, coordinati dal tenente colonnello Giuseppe Annecca, si è svolto nella scuola di Isticcadeddu, che ha ospitato i “Dimonios”. La Brigata Sassari era arrivata a Olbia la notte del primo ottobre, in piena emergenza. I militari avevano subito soccorso una famiglia di otto persone rimasta bloccata nella propria abitazione. E poi, all'alba, avevano cominciato a spalare fango con i cittadini, usando pale caricatrici e idrovore per svuotare seminterrati e cantine da acqua, fango e detriti.

E dalla parrocchia di Sant’Antonio, a cui appartengono i rioni in ginocchio, arriva l’appello alla generosità. «Non possiamo fare finta di nulla – ha detto durante la messa don Theron Casula –. Ci sono 150 famiglie che sono in emergenza. Il vescovo ha avviato la raccolta di materiale per aiutarli. Noi come parrocchia abbiamo attivato un centro di raccolta, ma servono volontari per tenerlo aperto tutto il giorno. C’è bisogno di deumidificatori industriali, elettrodomestici, detersivi per la pulizia personale, delle case e degli indumenti. Ognuno è chiamato ad aiutare come può i nostri fratelli in difficoltà».

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