La rivolta della Cgil: «L’ospedale di Nuoro non va declassato»
La segreteria provinciale del sindacato boccia il piano «Qui corriamo il rischio di tornare indietro di anni»
NUORO. «Nella proposta di riorganizzazione della giunta Pigliaru sono individuate solo due aree sede di una struttura ospedaliera di tipologia più complessa, il Brotzu di Cagliari e il Santissima Annunziata di Sassari, mentre l’ospedale di Nuoro subisce una sorta di declassamento. Declassamento che riteniamo ingiustificato in ragione della sua centrale dislocazione rispetto a un’area ortograficamente frastagliata e delle dimensioni del suo notevole bacino di utenza». La Cgil nuorese boccia in tronco il Piano di riordino della rete ospedaliera sarda. Tanto più che a farne le spese è il San Francesco di Nuoro, «riconosciuto ormai da tutti come una struttura d’eccellenza» sottolineano Salvatore Pinna e Sandro Fronteddu, rispettivamente segretari provinciali della confederazione generale e di categoria Funzione pubblica.
«Pensare di convertire il San Francesco in un presidio ospedaliero di base significa tornare indietro di anni» scrivono i due sindacalisti in una lettera inviata all’assessore regionale della Sanità Luigi Arru, nuorese e dirigente medico ematologo proprio all’ospedale San Francesco di Nuoro.
«Sopprimere i piccoli ospedali, soprattutto quelli di montagna come Sorgono, economicamente convenienti e poco costosi – insistono Pinna a Fronteddu allargando il tiro –, è profondamente sbagliato perché il San Camillo in quella realtà territoriale rappresentano l’unica presenza dello Stato, dove la gente è contenta di vivere in montagna se vengono garantiti i servizi essenziali quali sono quelli sanitari, dove un presidio di quel livello può tornare utile a decongestionare l’afflusso verso i grandi ospedali. Riteniamo che oltre il presidio di Sorgono che va riqualificato e restituito a funzionalità, i servizi di eccellenza del San Francesco secondo noi meritano attenzione e rispetto. Attenzione e rispetto che si sono conquistati sul campo e che ora non possono essere declassati».
Il riferimento è presto chiarito: «Servizi come la neurologia di secondo livello, la radioterapia, la cardiologia, la neurochirurgia, il reparto di terapia intensiva neonatale, la chirurgia vascolare, la chirurgia plastica, la chirurgia generale e l’urologia laparoscopica e robotica, il pronto soccorso con Obi e l’elisoccorso del 118» elencano i due segretari della Cgil nuorese. Che puntellano, senza ombra di cedimento: «La Asl di Nuoro, con i suoi 440 posti letto per acuti, decisamente inferiori ai parametri nazionali, è l’unica Asl in Sardegna, o meglio: in Italia, a non avere un posto letto per post acuzie, nonostante gliene spettino 60 per legge».
E ancora: «Da troppo tempo si afferma che l’ospedale nuorese Cesare Zonchello sia destinato a diventare il primo polo sanitario della riabilitazione in Sardegna senza che si sia conseguenti, e non ultimo ricordiamo che nonostante i proclami e gli impegni, Nuoro è l’unica città capoluogo di provincia a non avere una Rsa». «Sempre stando nei nostri ambiti territoriali – rincarano la dose i vertici della Cgil barbaricina –, il blocco del turnover siamo convinti che aggravi la situazione di difficoltà che allo stato attuale ci vede in forte difficoltà anche per assicurare i servizi ordinari di h/24 e potrebbe comportare una drastica riduzione dei parametri Lea e un aumento delle liste di attesa, in ragione dei crescenti bisogni di una popolazione sempre più anziana e soprattutto sempre più povera». «Per rendersi conto di quanto affermato – chiudono Pinna e Fronteddu – basta visitare i presidi ospedalieri nuoresi per vedere di persona i tantissimi disservizi, i turni massacranti e le liste di attesa, causati da evidenti e riscontrabili carenze di organico e da una organizzazione del lavoro quanto meno precaria, situazione da noi più volte denunciata».
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